CRONACA

Era il 26 luglio 1956

Sessantaquattro anni fa l'affondamento dell'Andrea Doria e la storia del comandante genovese Calamai

di a.pop.

domenica 26 luglio 2020
Sessantaquattro anni fa l'affondamento dell'Andrea Doria e la storia del comandante genovese Calamai

GENOVA - Era il 26 luglio del 1956 quando il transatlantico Andrea Doria affondò nell'oceano Atlantico non lontano da New York dove era diretta partita da Genova. La nave venne colpita dalla Stockholm, un mercantile svedese. L'impatto avvenne la sera del 25 luglio ma la 'turbonave' affondò la mattina del 26. Sono dunque passati 64 anni da quella tragedia che costò la vita  a 46 persone.

L'Andrea Doria e la Stockholm entrarono in collisione con un angolo di quasi 90 gradi: la prua rinforzata (in funzione del fatto che poteva operare anche come rompighiaccio) della Stockholm sfondò la murata dell'Andrea Doria e la squarciò per quasi tutta la sua lunghezza sfondando sotto il ponte di comando dell'Andrea Doria per un'altezza di tre ponti, ovvero per oltre 12 metri, uccidendo numerosi passeggeri che si erano già ritirati a dormire nelle proprie cabine. 

L'Andrea Doria che prese il nome dall'ammiraglio ligure del XVI secolo, vennecostruita nei cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente e fu varata il 16 giugno 1951. Il suo viaggio inaugurale avvenne invece il 14 gennaio 1953. Appena tre anni e mezzo di operatività poi il transatlantico affondò. Al comando c'era il comandante superiore il genovese Piero Calamai a cui venne in seguito riconosciuta la sua tempestività nel mettere in salvo la quasi totalità dei passeggeri e degli uomini dell'equipaggio. Calamai si racconta che una volta messo in salvo tutte le persone a bordo voleva affondare con la barca. Furono gli stessi ufficiali e altri membri dell'equipaggio a convincere il comandante a mettersi in salvo. Cinque furono le vittime all'interno dl mercantile svedese. In salvo 1660 persone soccorse dalle navi in rada. 1088 i passeggri, 572 gli uomini dell'equipaggio.

Il processo iniziò nel 1956. Alla fine la nebbia venne considerata l'unica responsabile del disastro, ma diverse altre cause concomitanti vennero evidenziate nel corso dell'inchiesta dai rispettivi collegi di difesa. Curosità vole che in seguito la Stoccholm nel 1989 dopo una quasi completa trasformazione venne utilizzata dalla compagnia italiana Star Lauro Lines, come nave da crociera, con il nuovo nome di 'Italia I'.

La figura del comandante Calamai fu al centro del processo e finì per essere individuato come responsabile della tragedia salvo poi essere pienamente riabilitato e riconosciuto il valore del suo salvataggio. Calamai morì nel 1972 nella sua abitazione di Genova, proprio mentre dagli Stati Uniti gli stava giungendo una comunicazione di John C. Carrothers, un ingegnere navale in pensione che era diventato uno dei maggiori esperti di collisioni navali e in particolare di quella fra l'Andrea Doria e la Stockholm.

Carrothers, il primo a sostenere la responsabilità del terzo ufficiale della nave svedese, voleva comunicargli che il sinistro della Doria veniva adesso studiato all'Accademia navale di Annapolis e che nella pubblicazione ufficiale dello U.S. Naval Institute, Proceedings, di cui allegava la copia di una pagina, si ratificava la ricostruzione dello stesso Carrothers, che riabilitava Calamai. La lettera conteneva espressioni di vivissima solidarietà, sottolineava che ci erano voluti più di 12 anni per dimostrare la responsabilità svedese, e si concludeva così: "Abbia per certo, Capitano Calamai, che ci sono molti di noi che sarebbero più che disposti a prestare servizio ai suoi ordini in qualsiasi momento"




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