salute e medicina

Paolo Cremonesi è il presidente della società italiana medicina emergenza
3 minuti e 52 secondi di lettura
 "Il piano deve essere rivisto e aggiornato", il presidente ligure della Società italiana medicina emergenza Paolo Cremonesi non ha dubbi che alcuni aspetti vadano modificati in riferimento al piano emergenza per affrontare l'aumento di casi di persone che si presentano ai pronto soccorso degli ospedali nel periodo di massimo picco dell'influenza. "Si sa che tutti gli anni succede questo, il livello di programmazione regionale potrebbe fare degli sforzi aggiuntivi e apportare dei miglioramenti" spiega ancora Cremonesi.

In Liguria come nelle altre regioni italiane il numero maggiore di casi influenzali è previsto tra il 20 e 27 gennaio. La Regione e i presidi ospedalieri si sono già mossi e si stanno preparando ad affrontare la situazione. Ma il presidente Cremonesi chiede uno sforzo in più per evitare lunghe attese e disagi: "La comunità scientifica che è composta da medici che lavorano 24 ore su 24 in pronto soccorso e stanno costantemente a contatto con i malati ha dato delle indicazione su come migliorare il piano: prima di tutto bisogna preparare delle unità di crisi con un numero proporzionale di letti ai bisogni previsti, poi bisogna migliorare il turn-over dei pazienti appoggiandoli alle Rsa, il tutto con numeri adeguati alle necessità di questo periodo, e poi ancora bisogna favorire le dimissioni precoci protette" precisa Cremonesi.

Le Rsa sono le residenze sanitarie assistenziali introdotte in Italia a metà degli anni novanta. Sono strutture non ospedaliere, a impronta sanitaria, che ospitano per un periodo variabile da poche settimane al tempo indeterminato persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche. Ma Cremonesi si toglie anche un sassolino dalla scarpa: "Gli enti preposti dovrebbero ascoltare di più i medici che lavorano sul campo e meno chi fa il filosofo delle emergenze".  Mentre le dimissioni precosi velocizzano il rientro a casa del paziente ma garantendo loro assistenza e un percorso di tutela. 

Ma è lo stesso Cremonesi a specificare un aspetto fondamentale per far sì che si evitino i disagi nei pronto soccorso in questo periodo: "Ci vuole prima di tutto la sensibilità del singolo cittadino, che per prima cosa deve rivolgersi al medico di famiglia, poi sarà il medico una volta valutato il quadro a decidere se indirizzare il soggetto al pronto soccorso o agire in modo diverso".

LA REPLICA

Riceviamo e pubblichiamo in modo integrale la replica inviata da Angelo Gratarola, coordinatore del Diar Emergenza-Urgenza, sulla posizione del Diar EU circa le affermazioni del dottor Paolo Cremonesi, sulle necessità di cambiamento del Piano.

"Il Piano per affrontare il sovraffollamento e le criticità invernali 2019-2020 è stato rinnovato, anche se il suo contenuto non può essere molto dissimile dagli altri anni in termini di impianto generale. È caratterizzato da una risposta incrementale che i singoli ospedali mettono in atto per rimodulare le attività elettive per favorire una maggiore disponibilità di posti letto per il Pronto soccorso.

Ad oggi, si osservano flussi al Pronto soccorso costanti, non sono ancora evidenti picchi epidemici influenzali ma assistiamo a una maggiore complessità dei quadri clinici, che si manifestano in persone molto anziane, affette da numerose comorbidità che necessitano di ricovero.  Il Piano, fa sì che gli ospedali siano sempre più organizzati a rispondere alle necessità incrementali del Pronto soccorso, anche attraverso la riduzione progressiva di aree non urgenti, trasformandole in risorse utili per la gestione dei pazienti acuti.

Inoltre, è ormai consuetudine, la procedura di dimissione protetta e i percorsi facilitati “Fast track” che garantiscono la presa in carico di pazienti affetti da patologie selezionate in ambito orl, oculistica, dermatologia, ginecologia ed ostetricia, neuro e traumatologia.
Il Piano contiene anche un’implicita raccomandazione alla popolazione a sfruttare al meglio le risorse territoriali: il medico di famiglia e gli ospedali più piccoli ma professionalmente idonei al trattamento di patologie meno complesse.

I posti letto aggiuntivi di Rsa, recentemente messi a disposizione dalla Regione per i tre ospedali dell’area metropolitana, fungono da camera di compensazione utile a permettere la dimissione dall'ospedale di pazienti che, per ragioni spesso più di natura sociale, non possono immediatamente rientrare al proprio domicilio. È evidente quindi come i suggerimenti avanzati dal dottor Cremonesi siano in realtà già messi in atto nel Piano in vigore.
Pur non avendo la supponenza di pensare che i piani siano perfetti e certamente passibili di continui miglioramenti, riteniamo che i contributi e le critiche costruttive siano importanti per il continuo miglioramento del Sistema sanitario regionale".