MOTORI

Giri in moto individuali all’interno della regione, perché no?

I motociclisti chiedono più libertà

di Stefano Bertuccioli

domenica 28 marzo 2021
I motociclisti chiedono più libertà

La moto non è solo competizione, Superbike o MotoGp. La moto è soprattutto passione. Svago, divertimento, turismo, libertà. Potranno sembrare parole esagerate, ma solo chi conosce il gusto di un’uscita su due ruote potrà capire. La moto è uno stile di vita, ma soprattutto la moto è il mezzo individuale per eccellenza.

I tempi che stiamo attraversando sono duri, durissimi e più che mai inaspettati per chi, come noi, è nato nel benessere e le difficoltà le ha sempre e solo lette sui libri di storia. Ogni piccola cosa che distolga per qualche minuto dalla realtà quotidiana che si fa sempre più pesante potrebbe giovare alla nostra psiche che, ogni giorno, incassa colpi sempre più pesanti, ultimo su tutti l’annuncio dell’assenza di zone gialle per un altro lunghissimo mese. Proprio ora che le giornate si allungano, che la bella stagione sta per scoppiare.

Proprio come un anno fa i motociclisti di tutta Europa si stanno mobilitando, per chiedere ai governi di considerare la moto un’attività di svago individuale, al pari della bici o di altri sport da singoli.

In Liguria fummo precursori, grazie ad una scelta intelligente del Presidente Toti che concesse la libertà di un giro in moto all’interno dei confini regionali.

Oggi i motociclisti non chiedono molto di più. Solo la stessa libertà, ovviamente nel massimo rispetto delle regole. Praticando il ciclismo si può uscire dal proprio comune, a patto che vi si faccia ritorno al termine del giro. Non ci sarebbe nulla di male se anche i motociclisti potessero godere dello stesso trattamento. Senza rancore o invidia nei confronti di chi pedala (chi scrive fa parte di entrambe le categorie).

In moto il distanziamento è garantito, si indossano casco e guanti e poi diciamocela tutta: il motociclista è un solitario per antonomasia e sicuramente non farebbe nulla di male a prendere un caffè da asporto lungo una strada panoramica. Anzi, darebbe un piccolo contributo ad un’economia ormai completamente compromessa da restrizioni discutibili.

Quello dei motociclisti non è un capriccio, ma semplicemente una richiesta di essere equiparati ad altre categorie, come ad esempio cacciatori e pescatori, liberi di muoversi entro i confini regionali e sicuramente meno distanziati degli amanti delle due ruote.

Forse sarebbe meglio concedere agli appassionati di assumere il miglior antidepressivo che ci sia, quello con due ruote ed un motore, prima di dover ricorrere a quelli prescritti dal medico.



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