CRONACA

A poche ore dal varo della campata da 100 metri

I familiari delle vittime: "Non riusciremo mai a passare sul nuovo ponte, totale fiducia nei magistrati"

di Tiziana Oberti

marted́ 11 febbraio 2020
I familiari delle vittime:

GENOVA - “Sul nuovo ponte non riusciremo a passare”. Giuseppe Matti Altadonna papà di Luigi, una delle 43 vittime di ponte Morandi, lo dice a Primocanale con la voce rotta dall’emozione e a lui fa eco Paola Vicini la mamma di Mirko che per cinque giorni ha aspettato vicino al luogo del crollo che venisse ritrovato il suo corpo.

“Per la città è una cosa positiva ma per noi famigliari – ricorda Altadonna – il nuovo ponte rappresenterà per sempre quello che è successo, l’immagine di una tragedia che ha portato via 43 persone innocenti. Per questo non credo che riuscirò mai a percorrerlo”.

E a poche ore dal varo della prima campata da 100 metri che porterà la lunghezza del nuovo ponte a 500 metri sui 1067 totali al papà di Luigi Altadonna fa eco la mamma di Mirko Vicini: “Non riuscirò a passarci sopra”. Giuseppe Matti Altadonna e Paola Vicini fanno parte del comitato ricordo vittime ponte Morandi che ha organizzato per il 14 febbraio, a 18 mesi dal crollo, un momento di ricordo ma soprattutto di attenzione per la sicurezza. L’appuntamento è alle 10 all’autogrill di Genova Ovest dove verranno distribuiti volantini in collaborazione con il neonato Comitato Autostrade Chiare. Alle 11.36 poi un momento di silenzio per ricordare le vittime con 43 rose bianche.

“Sarà un momento di sensibilizzazione per tutti i cittadini – spiega Altadonna - perché non vogliamo piangere altre vite, per questo spingiamo sulla sicurezza e cerchiamo di sensibilizzare sul viaggiare sicuri”.

“Non possiamo pensare che altre persone passino le pene dell'inferno come stiamo facendo noi - racconta Paola Vicini - nessun altro deve piangere come stiamo facendo noi, bisogna lottare per la sicurezza e forse è l'unica cosa che ci fa andare avanti, un motivo per alzarsi tutte le mattine affinché davvero queste tragedie non avvengano più”.

Ricordando l’inchiesta e soprattutto le intercettazioni e i vari filoni scaturiti Paola Vicini ammette che è una ferita che si riapre e che la riporta ai giorni del crollo quello che è certo è “la totale fiducia nei confronti della magistratura”. Per cercare di elaborare il lutto alcuni famigliari hanno raccontato il loro 14 agosto e i loro cari nel libro “Vite spezzate” curato da Benedetta Alciato zia di Samuele vittima più piccola del crollo e cognata di Roberto ed Ersilia di Campomorone. “Il libro è nato un po' per caso perché era il mio diario personale in sostanza ho raccontato la mia storia – spiega la curatrice - poi quando il mio compagno mi ha scoperta e quando io ho conosciuto anche gli altri famigliari abbiamo deciso di fare questo percorso insieme, per raccontare chi erano i nostri cari e soprattutto ricordare che poteva succedere a ognuno di noi”.

Il libro ha poi una finalità benefica, i proventi, infatti, vanno ad Angsa Liguria associazione genitori soggetti autistici. Un ultimo pensiero poi rivolto alla città e ai genovesi che – ricordano Altadonna e Vicini – ci sono sempre stati accanto dimostrando affetto e calore e questo ci aiuta ogni giorno”.

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