ECONOMIA

Dieci anni dopo l'accordo di programma

Fincantieri, a inizio 2020 diventa realtÓ la prima parte del ribaltamento a mare

mercoledý 02 ottobre 2019
Fincantieri, a inizio 2020 diventa realtÓ la prima parte del ribaltamento a mare

GENOVA - Dieci anni dopo l'accordo di programma, il ribaltamento a mare di Fincantieri inizia a diventare realtà. Partiranno entro la primavera i lavori per la messa in sicurezza del rio Molinassi e per il riempimento della nuova area a ponente, che daranno il via all'ampliamento del bacino di Sestri ponente. E' quanto emerso dall'incontro in Regione Liguria, tra azienda, enti locali e sindacati.

"Il riempimento a ponente parte, la gara verrà conclusa entro fine anno e per febbraio-marzo dovrebbero iniziare i lavori, anche se non si e' ancora capito se con i detriti del ponte o con altro materialeche partano i lavori è positivo perché si dà il primo segnale rispetto a questo grande progetto", annuncia il segretario della Fiom Genova, Bruno Manganaro.

La prima parte dei lavori, per un importo complessivo di 108 milioni, era già prevista nel progetto originario, mentre resta ancora incerto il destino del super bacino da 400 metri. Per questo, spiega Manganaro, "l'obiettivo è chiudere un accordo di programma con il governo entro novembre perché bisogna che l'inizio dei finanziamenti entri nella prossima legge finanziaria. Si parla di un costo complessivo di 600-700mila euro, per realizzare a Genova il piu' grande bacino d'Italia. Deve diventare un progetto nazionale. Gli enti locali sono convinti, l'azienda è convinta, noi pure. A questo punto bisogna arrivare a un testo scritto con il governo che ci permetta di dire che è iniziato veramente il cambiamento della cantieristica a Genova".

L'obiettivo sarebbe quello di avere il nuovo super bacino pronto per il 2024, per quando l'azienda avrebbe già pronte due commesse. Se tutto andasse in porto, il cantiere di Sestri ponente dovrebbe passare da 260mila a 460mila metri quadrati, con una piattaforma disponibile di 400 metri per 60. Tutto ciò che serve per farlo diventare il più grande bacino d'Italia, in grado di assemblare navi da 170mila tonnellate. Per farlo, gli enti locali puntano a sfruttare le normative speciali assicurate a Genova dopo il crollo del ponte Morandi.

Per quanto riguarda la copertura economica, al momento 230 milioni saranno investiti da Fincantieri, 50 milioni dal gruppo Ferrovie dello Stato e 85 dall'Autorità di sistema portuale. Il resto dovrebbe mettercelo il governo. "Il vero cambio di passo ci sarà solo quando partirà il nuovo maxi bacino che potrebbe comportare un raddoppio della forza lavoro, arrivando a 5mila addetti. Questo passaggio rende comunque piu' efficiente il bacino ma non mette ancora in condizione Fincantieri di ospitare le maxi navi", conclude Fabio Carbonaro, responsabile cantieristica Fim Cisl Genova.

Una legge europea consentirebbe già l'uso dei detriti del ponte Morandi per il ribaltamento di Fincantieri, ma in Italia non è stata recepita e vige un decreto del 1998 secondo cui i detriti non pericolosi non possono essere posizionati in mare. Il sindaco Marco Bucci sta facendo pressione sul Governo per sbloccare la situazione.

"Ho chiesto al premier Conte di nuovo un intervento presso il Ministero dell'Ambiente, perché il via libera a impiegare i detriti del ponte Morandi per il ribaltamento a mare dello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente ancora non ce l'ho, sto spingendo continuamente il ministero. Abbiamo già l'approvazione per conferire in altri siti di smaltimento i resti del ponte, quindi il 'problema detriti' non esiste. Voglio solo ottimizzare la situazione. Attraverso una strada interna dalla parte est del cantiere del ponte usciranno tutti i camion per il trasporto dei detriti direttamente sull'autostrada senza passare per la città", ha concluso il sindaco.

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