cronaca

Obiettivo sopravvivenza: già perse 25mila attività su 300mila in Italia
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 Tazzine di caffè vietate al bancone a Genova, in Liguria, in tutta Italia: a fare le spese dell'ultima tornata di regole sui pubblici esercizi sono i bar e i clienti a cui è negato il rito del caffè in piedi.


Non ci sta la Fipe Confcommercio Liguria, che sta portando avanti la sua battaglia affinché le cose cambino presto: "Crediamo che con i debiti distanziamenti un consumo veloce come la tazzina del caffè, con una parte di banco ben definita, abbia un rischio minimo e questo rischio minimo rappresenta la differenza tra la vita e la morte per un locale che si basa su questo tipo di lavoro", denuncia a Primocanale Alessandro Cavo, Presidente Fipe Confcommercio Liguria, che continua: "Se non è al banco si rinuncia al caffè. Il consumo al tavolo è minoritario rispetto a quello al banco per il caffè, e questo vale ancor di più per la nostra città".


Purtroppo la situazione dei pubblici esercenti proprietari di piccoli caffè è grave: un po' meno della metà dei bar genovesi infatti non hanno riaperto. "Attendiamo nuovi ristori e l'approvazione del prossimo 6 maggio del Sostegno bis che conterrà gli aiuti per i pubblici esercizi", spiega Cavo. "Dobbiamo riuscire a sopravvivere, calcoliamo di aver già perso tra 20 e 25mila imprese in Italia su 300mila, un comparto che dà da lavorare a un milione di persone".