IL COMMENTO

In Circonvallazione, l'immobile sta andando in rovina. Interrogazione urgente del consigliere Pandolfo (Pd)

Caro sindaco, salvi dall'abbandono l'elegante villa del signor Gruber

di Mario Paternostro

domenica 18 aprile 2021
Caro sindaco, salvi dall'abbandono l'elegante villa del signor Gruber

Caro signor sindaco, lei conosce Villa Gruber? Intendo il “parco” di Villa Gruber in Circonvallazione a Monte? E’ una villa che fecero costruire i nobili De Mari nella seconda metà del Cinquecento e che ospitò anche un doge, Steva De Mari nel 1664 che fu amministratore del Banco di San Giorgio e ambasciatore da Filippo IV di Spagna.

Fu rifatta in stile neoclassico nella seconda metà dell’Ottocento, la acquistò un industriale austriaco, Adolf Gruber che, come racconta Aldo Padovano, fece costruire nel giardino un po’ in disparte, una sorta di tempietto coperto da una cupola a scaglie di ardesia ormai distrutto. L’austriaco gran cacciatore, si chiudeva dentro e sparava agli uccellini dalle feritoie. Orrore! Costui tenne la villa fino a quando non passò nelle mani dei Perrone, i fondatori dell’Ansaldo e editori del Secolo XIX e del Messaggero. Lì, quando c’erano loro, gli antichi direttori del Decimonono andavano a firmare il contratto. Poi è finita nel patrimonio comunale.

Una villa piena di storia e di fascino che, caro sindaco, è in completo stato di abbandono. Vede signor sindaco, da vero pensionato anche io mi sono scelto un cantiere da seguire, come ogni bravo “umarell” (ormai celebre sinonimo di anziano che guarda i cantieri). La scelta è caduta sul cantiere della palazzina Liberty all’interno del suddetto parco. E mi sono reso conto che non ho scelto un cantiere, ma un’ impalcatura di tubi innocenti che tiene in piedi il manufatto come un busto ortopedico, impalcatura che ormai da anni è entrata a far parte della tetra suggestione del luogo: il parco con gli alberi secolari, la fatiscente villa dell’austriaco con una statua sul tetto decapitata, i finestroni tappati da cartone, le scale sbrecciate e pericolanti. Il tutto diventato terreno di conquista dei cani che, avendo necessità di evacuare spesso vengono lasciati senza guinzaglio dai padroni e liberi di depositare maleodoranti residui nei cosiddetti prati dove dovrebbero adagiarsi lietamente le famigliole domenicali con i bambini a razzolare a quattro zampe , mentre i poveri quadrupedi hanno, un po’ più in là, un’ area a loro riservata.

Un tempo la villa ospitava la collezione americanistica di Federico Lunardi poi trasferita al Castello D’Albertis. Da quel giorno la villa ha cominciato il suo percorso di decadenza. Trattenuto solo, in due edifici laterali, dalla presenza dei Carabinieri e della benemerita Croce Blu di Castelletto.

Ci ho incontrato, pochi giorni fa, nel cosiddetto “parco” il consigliere e segretario genovese del Pd, Alberto Pandolfo, in missione a verificare il disastro crescente. Il consigliere ha presentato un’ interrogazione con risposta urgente che dovrebbe essere restituita proprio martedì durante i lavori del consiglio comunale.

Due anni fa era stata ventilata l’ipotesi di una rinascita dell’area verde: cinema all’aperto (mai attuale come oggi in epoca di cauto post Covid), spazi per bambini e famiglie, aree per cani. Insomma, rispetto verso un edificio antico, storico, elegante, affondato in un grande giardino così raro nella nostra città senza alberi.

Attendo con ansia da pensionato, viziato da quarant’anni di lavoro cronistico, la sua risposta. Volendo documentarsi trova su You Tube un esauriente filmato di Roberto Bisceglia senza commento, perché sono sufficienti le avvilenti immagini, realizzate due mesi fa quindi attualissime.

Dalla mia personale impalcatura, la saluto cordialmente.



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