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Si tratta della prima rappresentazione in Italia in epoca moderna
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Tutto è pronto per la prima de "Il Trespolo Tutore", l’opera di Alessandro Stradella che tra piume, luci e scene da cinema muto anni Trenta ci riporta però alle sonorità della musica barocca di fine Seicento, in un accostamento davvero originale. Apre così la nuova stagione lirica del Teatro Carlo Felice giovedì 1 ottobre e venerdì 2. L’allestimento che porta la firma di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi è davvero unico nel suo genere, anche perché si tratta del primo in Italia in epoca moderna. Le scene sono di Leila Fteita, i costumi di Nicoletta Ceccolini e le luci di Luciano Novelli. 

"Dobbiamo pensare che l’opera buffa di un tempo era come le serie tv adesso", spiega il baritono Marco Bussi che darà vita al personaggio di Trespolo. "Le persone andavano a teatro e nel corso delle tre ore chiacchieravano, mangiavano e si divertivano. Oggi siamo abituati a concepire il teatro in maniera diversa e per questo abbiamo accorciato di molto il libretto, rendendolo uno spettacolo ancora più fruibile. Il tutto ambientandolo in un teatro di burlesque".

Sarebbe piaciuta anche a Stradella questa ambientazione, Stradella che ebbe una vita quasi da ‘artista maledetto’ tra tutte le peripezie vissute tra Roma, Venezia e Torino. Fino poi al suo arrivo a Genova, dove compose questo capolavoro per il teatro Falcone, prima di venire assassinato qualche anno dopo, nel 1682, in piazza Banchi. E la trama vede Artemisia contesa tra due fratelli, Ciro e Nino, ma segretamente innamorata di Trespolo, il quale, però non si accorge affatto dei suoi sentimenti.

"Trespolo è il cardine di tutta l’azione", racconta Bussi. "I due registi si sono immaginati che in questa messa in scena fosse il manager di questo teatro, un uomo che quindi ha a che fare con l’inserviente dispettoso e scansafatiche, ma soprattutto con i capricci della diva, Artemisia, e dei suoi corteggiatori". Viene così attualizzata un'opera rappresentata per la prima volta nel lontano 1679, al teatro Falcone. 

Una scommessa quella del Carlo Felice che nello statuto ha proprio tra le sue finalità quelle di far scoprire al pubblico la storia musicale della città. Per questo è stato scelto un titolo così poco conosciuto, ma al tempo stesso profondamente indagato dai sei interpreti in scena e dai registi anche grazie alla guida del maestro Andrea De Carlo che dirige l'orchestra, composta per l'occasione anche da strumenti originali dell'epoca.