Anna Lucia Cecere è stata condannata a 24 anni per l'omicidio di Nada Cella avvenuto a Chiavari nel 1996. Anche il commercialista Marco Soracco è stato condannato a due anni di carcere per favoreggiamento. È questo l'esito della sentenza decisa dai giudici di primo grado del Tribunale di Genova. La Corte d'Assise, presieduta dal giudice Massimo Cusatti, ha riconosciuto Cecere colpevole di omicidio volontario aggravato da futili motivi e gelosia, escludendo invece l’aggravante della crudeltà. Cecere non andrà in carcere, la pena è sospesa finché non sarà definitiva.
Omicidio Nada Cella, condannati Cecere e Soracco: la lettura della sentenza
"Non riesco a parlare, non è felicità questa, perché se siamo qua è perchè una ragazza è morta. Non me lo aspettavo" queste le prime parole della criminologa Antonella Delfino Pesce subito dopo la lettura della sentenza. Lei è stata fondamentale nel far riaprire il caso che ha portato alla sentenza di condanna verso Cecere e Soracco. "All'inizio non ci credevo, poi mi è scoppiata la testa".
La criminologa ha raccontato che la prima reazione della madre di Nada Cella, Silvana Smaniotto: "Ha detto 'non ci credo non è vero'". Poi si è affacciata dalla porta e ha salutato il giornalista di Primocanale Michele Varì che aspettava fuori dalla portone con un "Grazie, grazie a tutti". Poi attraverso il telefono dell'avvocato aggiunge: "Ce l'abbiamo fatta".
La lunga attesa della sentenza
In aula, all’ingresso del tribunale di Genova, c’è l’imputato per favoreggiamento: il commercialista Marco Soracco. A casa, a Boves (in provincia di Cuneo), resta la principale accusata del delitto, l’ex maestrina Anna Lucia Cecere. Il 15 gennaio 2026, a distanza di quasi 30 anni è arrivata la sentenza per l’omicidio di Nada Cella, la segretaria di 24 anni brutalmente uccisa il 6 maggio 1996 nello studio del commercialista Soracco a Chiavari. A quasi trent’anni dai fatti, il ricordo della giovane – descritta come solare e brillante – viene portato avanti con tenacia dalla cugina Silvia Cella e da un gruppo di donne chiavaresi. Queste donne non si sono mai piegate all’omertà diffusa nella cittadina ligure: hanno seguito ogni udienza, sostenendo la famiglia della vittima con presenza costante e silenziosa solidarietà.
La figura più fragile e toccante della vicenda è la mamma di Nada, Silvana Smaniotto, che attende a casa l’esito, lontana dal clamore dell’aula. Al suo fianco, in questi anni, c’è stata anche la criminologa Antonella Pesce Delfino, la professionista che – con le sue analisi e insistenza – ha contribuito in modo decisivo a riaprire il caso dopo decenni di archiviazione.
All’ingresso del tribunale, Marco Soracco ha dichiarato di aver dormito poco ma di essere tranquillo: “Confido nella giustizia”. La cugina Silvia, invece, ha espresso la speranza in una sentenza «giusta e coraggiosa», capace di dare finalmente una risposta alla famiglia dopo tanto dolore.
Le contro-repliche dell’avvocato Andrea Vernazza (difensore di Soracco) non hanno introdotto elementi nuovi: hanno ribadito l’estraneità del suo assistito ai fatti. Vernazza ha sottolineato che Soracco non conosceva Anna Lucia Cecere e che la sua famiglia non ha mai avuto legami con potentati o associazioni ecclesiastiche.