Cronaca

Il ricordi del commissario Beccaro, 33 anni a caccia di assassini, dai delitti di mafia agli omicidi Bilancia e due buchi neri: Nada Cella e Antonietta Multari, uccisa da un assassino libero anche se già indagato per il delitto di Luciana Biggi
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GENOVA - Non critica mai nessuno, non l'ha fatto prima, non inizierà a farlo ora, ma il suo rammarico più grande è quello che Luca Delfino nell'agosto del 2007 sia riuscito ad uccidere Antonella Multari perchè completamente libero di muoversi anche se pesantemente sospettato e indagato per il delitto di un'altra donna, Luciana Biggi, sgozzata nel 2006 nei vicoli di Genova.

Lo storico capo della sezione omicidi della polizia di Genova, il commissario Severino Beccaro, 60 anni, dopo 33 anni in prima linea dare la caccia agli assassini, dal primo giugno è in pensione e per festeggiare ha invitato a cena tanti dei colleghi con cui ha condiviso le interminabili notti a fare sopralluoghi, ad interrogare, a volte buttati in questura sino all'alba, o per giorni interi, dimenticando la famiglia e anche di mangiare. "Perchè per trovare l'assassino sono determinanti i primi due o tre giorni" garantisce.
E dire che lui è diventato poliziotto a 19 anni perchè affascinato dai telefilm dell'epoca, "Starsky & Hutch" e "Miami vice", la bellezza e la suggestione della polizia in divisa, che lui però non ha quasi mai provato: dopo un po' di reparto mobile, è finito subito fra gli sbirri in borghese della mobile, unica parentesi, due o tre anni alla Digos, poi il ritorno alla omicidi, che allora di lavoro ne aveva.

Siamo alla fine degli anni '80, a quei tempi a capo della mobile c'era il mitico Gaspare Paiella, uno sceriffo.

Anni cupi di delitti di mafia siciliana e calabrese, per gioco clandestino e prostituzione, anni ruggenti pure della malavita di Prè dei napoletani, anni in cui le indagini si facevano scarpinando e interrogando, "mica come ora che ci sono telecamere ovunque, e cellulari che lasciano tracce, con la tecnologia è tutto più semplice" garantisce Beccaro.

Poi il tunnel buio dei 17 omicidi del serial killer Donato Bilancia, ladro biscazziere diventato assassino compulsivo, e siamo al '98.

E poi i due buchi neri di Severino: Nada Cella, segretaria ammazzata il 6 maggio '96 a Chiavari da un assassino senza nome, caso riaperto solo due anni fa grazie alla criminologa Delfino Pesce che leggendo tutti gli atti - grazie alle fiducia dell'allora procuratore capo Francesco Cozzi - scopre che i carabinieri avevano sequestrato in casa di una sospettata bottoni uguali a quello rinvenuto sporco di sangue sulla scena del delitto.
"L'errore di tutti è stato essere convinti che l'assassino fosse il datore di lavoro, Marco Soracco - ammette Beccaro - e invece non era così, e ora la sospettata, a tanti anni di distanza è quasi impossibile da incastrare, se ha sbagliato il magistrato che non ci disse del sequestro dei bottino dei carabinieri? Non dico nulla, noi, a pochi mesi dal delitto, quando cercammo di indagare su quella donna ci fu detto di lasciare perdere perché l'avevano già controllata i carabinieri".

L'altro rammarico del commissariato è Antonella Multari, la giovane uccisa a Sanremo nel 2007 dall'ex compagno Luca Delfino, libero nonostante fosse indagato e intercettato per il delitto di un'altra donna, Luciana Biggi, sgozzata l'anno prima nei vicoli di Genova. "Non accuso nessuno, ci sono già state tante polemiche con la procura, ma dopo avere sentito le intercettazioni telefoniche in cui Delfino minacciava Antonella si doveva il modo di fare qualcosa, e invece con il fatto che non c'era il divieto di avvicinamento Delfino fu lasciato libero di uccidere".
Dalle polemiche di quel delitto annunciato nacquero normative più stringenti sui femminicidi e reati di stalking.

Figlio di un capotreno e di una casalinga, un fratello minore di un carabiniere, Severino però ammette che dal suo lavoro ha avuto più soddisfazioni che amarezze e ammette se tornasse indietro rifarebbe le stesse scelte: "Indagare su un omicidio è un lavoro bellissimo e quando si riesce a trovare l'assassino si provano emozioni molto forti, si è come in un film in cui il protagonista però sei tu".

Fra i delitti che lo hanno segnato anche quello della prostituta uccisa nel 1995 in un basso del centro storico con un trapano, "irrisolto, ma la scena del delitto era davvero forte" dice sottolineando poi che i titolari di quell'omicidio era i "cugini" carabinieri. E siamo ai giorni nostri, al recente delitto di Alice Scagni da parte di Alberto Scagni: "Un fratello che ammazza la sorella senza un vero motivo è terribile, non può non colpirti".

Beccaro dopo la cena di commiato con i colleghi e le persone più care, fra cui anche un maresciallo dei carabinieri della omicidi dell'arma, ha spiegato come è già cambiata la sua nuova vita: "Il cellulare, che prima squillava sempre, adesso è quasi muto".

Ma non appare spaventato dal silenzio, dai vuoti e dal tempo che avrà a disposizione, perché sa che la sua seconda vita sarà piena di cose belle, correre, leggere, viaggiare e godersi la famiglia e una delle sue passioni trascurate per il lavoro: il Genoa.

Non a caso i colleghi gli hanno regalato, oltre a una stampa di Bansky, una maglietta rossoblu con autografi della squadra, cuffie con stemma genoano e pure un video di saluti personalizzati di mister Gilardino. Anche se il regalo che lo ha fatto emozionare di più, sino alle lacrime, è stato un album di fotografie dei 38 anni di polizia, con le immagini, i visi, di tanti colleghi, un puzzle d'amore che rimarrà nel cuore, come la squadra mobile e la sezione omicidi, "la miglior cosa che mi potesse capitare" conclude Beccaro con gli occhi lucidi.

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