Cronaca

Ha ceduto prima l'impalcato o la pila? Se ne parlerà con audizione dei 007 del Mit. Lo psichiatra Rocca svela: Il camionista Basko ha sopportato bene il trauma e per non perdere il lavoro da camionista ha evitato terapie
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GENOVA -Il processo sulla tragedia del Morandi del 14 agosto del 2018 entra nel vivo con un focus sulle cause del crollo del Ponte. La procura punta il dito sul cedimento dello strallo della pila 9, la commissione d'inchiesta del ministero dei Trasporti invece nella relazione finale ipotizza di una concausa, fra cui il cedimento dell'impalcato del ponte e del cassone lato sud dello stesso, da lì il collasso degli stralli.

Facile immaginare che gli avvocato difensori dei 58 imputati fra cui i vertici di autostrade per l'Italia e di Spea in queste discrepanze possano trovare spazio per contestare le ipotesi di accusa.

Si parlera di questo nell'udienza di martedì 20 dicembre con l'ascolto dei due ispettori del Ministero dei Trasporti Gianluca Ievolella e Ivo Vanzi.

Vero è, pero, che procura e commissione d'inchiesta ministeriale sono concordi nell'indicare le responsabilità di Autostrade per l'Italia e della stessa Spea (che aveva il compito di controllare lo stato del ponte), per non avere svolto un adeguato monitoraggio e i lavori necessari per mettere in sicurezza il viadotto.

Autostrade dopo avere provato a indicare come possibile causa la caduta di una bobina di acciaio da un camion, ipotesi però smentita da un camionista testimone oculare, cerca di incolpare i costruttori del ponte.
Il Morandi è stato costruito in modo non corretto, dicono, una tesi però difficile da provare.
Fra le certezze invece quella che c'era il progetto di retrofitting per mettere in sicurezza la pila 9, da cui sarebbe partito il cedimento, però mai avviato e che sarebbe dovuto partire a ottobre, due mesi dopo la tragedia.

Nell'udienza di oggi, lunedì 19 dicembre, hanno parlato sei medici legali che hanno snocciolato le diagnosi e le prognosi dei feriti.

Ognuno dei sopravvissuti ha avuto patologie diverse, per quanto riguarda i danni psichici invece sono stati rilevati disturbi comuni, come hanno riferito in aula i medici legali: ansia, insonnia, chi ha rivissuto l'evento traumatico durante il giorno per mesi. Per questo le parte lese sono state in terapia con farmaci e seguendo gli incontri con psicologi e psichiatri.

Un psichiatra forense, Gabriele Rocca ha invece svelato quanto era apparso già nelle udienze precedenti: il camionista della Basko, Luigi Fiorillo, uno dei sopravvissuti, nonostante sia sfuggito alla morte per pochi metri fermandosi sul bordo del moncone del ponte, sarebbe fra i meno traumatizzati, tanto da rifiutare terapie a base di psicofarmaci, una reazione, la sua, ha aggiunto lo specialista, possibile alla sua grande capacità di adattamento al trauma ma dettata forse anche dalla necessità di non mettere a repentaglio il suo posto di lavoro di camionista.

Fiorillo, originario di Salerno, è sposato ed è padre di tre figli.

Lo psichiatra forense Rocca aveva iniziato l'audizione con una premessa molto forte, ma di certo per i genovesi vera: "Siamo stati tutti traumatizzati dal crollo di Ponte Morandi". Diverse, ha aggiunto specialista, sono però le reazioni, che dipendono da molte varianti, tanto che è possibile che una persone non direttamente coinvolta nel crollo possa avere subito traumi più gravi di chi invece è stato coinvolto in modo diretto dal disastro. Come, appunto, il conducente del camion Basko.

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