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di Franco Manzitti

E come si orienta un povero cittadino di questi tempi complicati, se non ha una vocazione politica, una passione per questo o per l'altro schieramento che ha vinto o perso le elezioni, se segue quello che capita solo sulla base delle sue informazioni, che spesso non sono ricche e puntuali? Cosa capisce di questo momento nel quale dentro ai suoi confini tutto sembra essere cambiato in base a quel sistema imparato dagli americani, adottato alla grande da noi italiani, che si chiama spoil system?

Sapete qual è la traduzione letterale: sistema-bottino. Che vuol dire che chi vince fa bottino dei programmi e dei ruoli.

Lo fanno e lo hanno fatto tutti bottino. Prima quelli di Bucci, ora quelli della signora Salis. E prima ancora tutti, salvo che ai tempi lontani della Prima Repubblica con il proporzionale, sistema elettorale in voga, quando tutto avveniva con maggiori mediazioni e meno prepotenza del vincitore sullo sconfitto.

Ma lasciamo stare i nomi di presidenti e consiglieri di enti, società e Fondazioni, partecipate e tutto il resto, conquistati a man bassa anche questa volta grazie al sistema-bottino.

Nomi che salgono e scendono dalla giostra del potere. Ci sarebbe da divertirsi nella scoperta delle scelte...E già si misurano le prime reazioni, come per esempio quella inconsueta di Confindustria Genova per le scelte nel consiglio di amministrazione di Ente Bacini, dove non hanno messo neppure un imprenditore del settore...

Osserviamo, invece, le grandi trasformazioni della città che cambiano rotta necessariamente perché i “nuovi” governanti, questi scelti dal popolo e non dal sistema-bottino, devono rispettare i loro programmi e hanno spesso idee molto diverse da quelli di prima. E con il cambio della guardia hanno la possibilità di stoppare progetti e di sostituirli o di cambiare proprio tutto o quasi nella politica comunale.

Il problema è che tra un cambio e l'altro negli anni, e passando da un governo e l'altro, da un presidente all'altro, da un sindaco e una giunta all'altra, qui non si capisce più nulla.

Perché la città in trasformazione sembra oramai sull'otto volante di decisioni sempre contraddittorie e comunque molto incisivo nel tessuto urbano: Skymetro o no, funivia o no, tunnel o no...

Dello Skymetro abbiamo riempito pagine e ore di trasmissione e ora non se ne parla più, cancellato. Aspettando i nuovi progetti del Politecnico di Milano.

Ma il problema eterno del trasporto in Val Bisagno, che quel supertram avrebbe risolto, rimane ben più che “a babbo morto”. Se ne parlerà tra anni.

Della funivia per i forti ora abbiamo scoperto che potrebbe essere accorciata e poi addirittura deviata, ridotta dal Lagaccio a Begato e ora trasportata tra Sestri Ponente e Erzelli.....

Della zona del Water Front di Levante, e sopratutto di piazzale Kennedy, tra parchi verdi e mega posteggi, non sappiamo più niente e aspettando il salone Nautico tra pochissimo tempo speriamo di avere notizie dello sviluppo sull'intera area, di nuovo benedetta dall'incontro Salis -Piano e che avrà tra breve il vantaggio di molte assunzioni nella zona commerciale del Palasport, per altro tanto discussa per le ricadute sulla rete di negozi del quartiere. Temiamo che le questioni sorte in quell'area stia già dando da lavorare a molti studi legali...

Il cittadino comune, che cerca una bussola, pensa che la sua città sia un po' capovolta nelle sue evoluzioni programmatiche e purtroppo, segnata prevalentemente dai ritardi che non possiamo certo caricarli sui nuovi amministratori.

Con grande soddisfazione apprendiamo che finalmente il buco nero della ex Rinascente a Piccapietra potrebbe essere riempito dalla Primark, il marchio irlandese low cost, che finalmente ha trovato un accordo con Bper, la banca succeduta a Carige, che detiene quell'immobile oggi abbandonato nel cuore della città.

Ma bisogna aspettare fino alla fine del 2028 che i lavori (eventuali ancora) siano terminati...

Siamo abituati ad aspettare: il Terzo Valico è un altro esempio di lunga attesa per non dire infinita, giunta al punto che oggi nessuno esprime una data finale...E il cittadino che era sicuro di avere quel treno un po' più veloce, almeno fino a Tortona, ha perso le sue speranze.

Quando si parla di Gronda sappiamo che oramai non può che essere individuata come quella che passa sotto la nostra finestra, perché la Grande tangenziale di 57 chilometri, programmata negli anni Novanta, discussa pubblicamente dall'intera città, promessa da ministri, vice, onorevoli e dirigenti, già pagata in parte dai pedaggi degli italiani, non si farà mai.

Ora che il campionato di calcio è ricominciato i genovesi tifosi scoprono che il loro stadio, storico e glorioso, è sempre il cesso degli ultimi decenni, nonostante le promesse, i progetti, le chiacchiere, gli incontri, i vertici, Qui hanno tradito un po' tutti: le società di calcio genovesi, le amministrazioni diverse che promettevano regie e decisioni finalmente definitive. Ora speriamo che Salis, che di sport se ne intende e che ha subito conclamato la natura necessariamente pubblica del Ferraris e la necessità assoluta di tentare di metterlo in condizioni di ospitare il campionato europeo di Italia 2032, si muova rapidamente per raggiungere questi obiettivi.

Ma intanto chi va alla partita (e sono sempre di più grazie a Dio e grazie al Genoa e alla Sampdoria) trovano gli stessi servizi, le stesse strutture, lo spazio indegnamente diviso con quella tribuna superiore interamente e inutilmente dedicata ai mass media, le toilettes infrequentabili, i bar inqualificabili, malgrado la buona volontà di che li gestisce, i servizi di collegamento nell'imbuto di Marassi sempre gli stessi, il quartiere sacrificato come sempre, anzi peggio perché ora gli orari delle partite quasi sempre serali o anche a fine pomeriggio stravolgono la vita dei cittadini che abitano e lavorano lì.

Ma forse è meglio convincersi che è finita l'ora della grandezza, delle grandi opere sventolate come l'impulso fondamentale della città da rendere capitale mediterranea, di nuovo ago della bilancia in un triangolo neo industriale.

Troppi ritardi illusioni, scommesse, appunto di grandeur. Meglio allora che Genova si ripieghi su se stessa e migliori le proprie condizioni “interne”, l'assistenza, la cura dei più deboli, la manutenzione dei quartieri, delle strade invase dal traffico, senza posteggi, gli ospedali, le case della salute, che si realizzi finalmente quel “piano regolatore sociale”, che già Pericu aveva incominciato a costruire con uomini di valore come Paolo Veardo e Giorgio Pescetto.

Allora ha ragione Silvia Salis che si dedica ai Municipi e non ha fatto le vacanze per incominciare a visitare i quartieri della città, quasi strada per strada. Chissà...Chi ci capisce è bravo.

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