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Ho avuto la fortuna di partecipare all’elezione di due Presidenti della Repubblica: Napolitano e Mattarella.
Giorgio Napolitano venne eletto il 20 aprile del 2013 al sesto scrutinio con 718 voti dopo il suo primo settennato dal 2006. Mattarella venne eletto il 3 febbraio del 2015 al quarto scrutinio con 665 voti.

Non riesco più a stare silente davanti a tante superficialità dette e scritte da vari esponenti di partiti che mi suonano come prese in giro e superficiali analisi dei mezzi di informazioni. Invito a leggere il discorso del Presidente Napolitano (Leggi qui) di cui sottolineo alcuni passaggi:

“La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale”,

“ …E' a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna…..”

“… un'acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale - non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento….”

Consiglio di leggere come prosegue duramente il Presidente Napolitano.

La situazione attuale è diversa.
Ma certi comuni denominatori restano invariati.

La gente chiede vuole sapere che cosa sta accadendo, può essere che domani sera quello che scrivo ora sia una previsione errata ma desidero esprimervi quello che penso.
Il Presidente che vuole la gente è Draghi. Lui vuole fare il Presidente. Come nel caso di Monti con il quale fui eletto, Draghi è una “Troika interna” voluta dalla comunità e lobby internazionali per garantire gli investimenti fatti in Italia. Avremmo preferito quanto è accaduto in Grecia? E Draghi, al di là della sua posizione inaccettabile sulle Autostrade, è un bene assoluto per l’Italia che nel caso di elezione a Presidente della Repubblica potrebbe garantire 7 anni di “pace” col sistema economico mondiale.

I partiti piccoli medi grandi, che hanno oggi una forte rappresentanza parlamentare o che neanche esistevano al momento delle elezioni e sono nati da scorpori dai 5 stelle, dal Pd, da Forza Italia, oggi determinano senza alcun passaggio elettorale il futuro del Paese e del suo Presidente.

Draghi dovrebbe diventare Presidente, io spero che diventi Presidente anche se è indispensabile che sia ben chiaro e rapido il passaggio dal suo Governo al nuovo Governo presumibilmente affidato al ministro Franco per il periodo restante per arrivare alle prossime elezioni fra poco più di un anno.

E’ per queste motivazioni che oggi i partiti discutono più del nuovo Governo possibile e dei loro incarichi ministeriali piuttosto che del vero nome del Presidente da votare.

Togliere qualche tecnico dal nuovo Governo, posizionare qualche ministro importante, può migliorare l’esito elettorale delle elezioni del 2023 e modificare sostanzialmente gli equilibri tra i partiti vecchi e nuovi. Forse, finalmente, si andrà alla conta e usciranno di scena squallidi personaggi eletti per caso e gruppi parlamentari mai votati da nessuno.

Anche i voti di oggi con nomi ovviamente ineleggibili, sono messaggi in codice per dire:
'Noi siamo in 7, noi siamo in 30'.

La politica oggi, quella peggiore sta cercando di continuare ad esistere nella sua peggior veste.
E ricordiamoci che il prossimo Governo dovrà anche modificare la legge elettorale che determinerà la sopravvivenza o meno di piccoli gruppi che quantomeno dovranno raggiungere presumibilmente almeno il 5% per continuare ad esistere.

Il mio Toto Presidente?
Draghi al Quirinale e Franco a Palazzo Chigi.
Tre ministri tecnici a casa: Lamorgese, Cingolani e Giovannini.

*Maurizio Rossi
Senatore XVII legislatura

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