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Oggi è mercoledì e secondo la nostra militaresca organizzazione aziendale è il mio turno di 'commento'. Il che è male perché ieri, a quanto mi dicono (ma con ferrea disciplina giornalistica me lo sono fatto confermare da Google), è iniziato il Festival di Sanremo. E siccome la cosa mi lascia del tutto indifferente sono certo la persona meno indicata per scrivere il commento nel giorno in cui chiunque si aspetterebbe un commento sul Festival.

Però ok, scrivo un commento sul Festival. Ma per non rischiare di inquinare queste mie righe con informazioni di seconda mano che possano arrivarmi sulla prima serata, ho deciso di scrivere al martedì e di posticipare la pubblicazione (magnifica tecnologia informatica, pensavate davvero che scrivessimo gli articoli alle 5 del mattino?! Vi lascerò nel dubbio...).

Per la cronaca al momento è martedì 7 febbraio, sono le 10, sono avvolto in una pesante vestaglia e sulla mia scrivania c'è una tazza di caffè nero. Ovviamente non vado al lavoro in vestaglia, sono a casa. 

Dunque, il Festival di Sanremo. Con lui ho lo stesso rapporto che ho con la moda. Mi spiego: non posso negare che sia utile, economicamente vantaggioso, che dia lustro a un'area geografica. Insomma, ha certamente senso d'esistere. Cionondimeno mi fa vomitare. Come gli abiti alla moda.

Sulle aberrazioni degli stilisti torneremo un'altra volta, concentriamoci su quelle del Festival. Ci sono almeno quattro buoni motivi (il numero esatto l'ho scritto dopo averli enunciati, stamattina sono in vena di fare outing), per cui Sanremo è inguardabile:

  • i cantanti in gara sono in larga parte sconosciuti: di 28 nomi che ho trovato sul sito di Tv Sorrisi e Canzoni ne conosco circa 7. Qualche altro l'ho sentito nominare, più o meno. Al Festival non vi è la minima traccia della grande musica italiana, almeno di quella nota a chi abbia superato i 16 anni. Tra l'altro i sedicenni non guardano la tv e in ogni caso non guardano Sanremo;
  • le canzoni sono cantate dal vivo, ciò significa che a parte qualche raro talento la maggior parte degli artisti sembreranno gatti a cui qualcuno ha schiacciato la coda;
  • in un mondo di format televisivi sotto i 30 minuti, il Festival è un monumento alla televisione che non si fa più da anni. Pare che per chi arrivi in fondo a ogni serata sia previsto un premio in gettoni d'oro; 
  • gli incidenti diplomatici, le generose scollature e quant'altro serva alla manifestazione per farsi notare sono visti e stravisti. E finti come una moneta da tre Euro.

Ci sono forse altri motivi ma ora non mi vengono in mente perché ho finito il caffè e ho la testa occupata dal pensiero di alzarmi e rifarmene una tazza. Mi viene anche in mente che ho un super scoop da scrivere su un fatto di cronaca giudiziaria che riguarda il Festival ma adesso non ho voglia di scartabellare tra documenti di avvocati e tribunali, quindi il Pulitzer deve pazientare. La mia gola profonda sappia, comunque, che lo farò uscire nel giorno della finale (sono un genio...).

Non ho molto altro da scrivere sul Festival, e potrei considerare assolto il mio dovere di scrivere qualcosa al mercoledì: solo non capisco come Amadeus (che poi quello bravo a Radio Deejay era Linus, eh?!) abbia potuto pensare di mettersi contro al nostro Terrazza Incontra il Green. Non ho ancora visto i dati (del resto tutto questo deve ancora succedere, vi ricordo che per me è martedì...) ma sono sicuro che il nostro share l'ha spazzato via. Matteo Angeli può accompagnare, solo... 

Comunque adesso inizia quella settimana in cui il gergo dei social mi diventa completamente incomprensibile: la gente commenta cose che ha forse visto con la coda dell'occhio (o più probabilmente che si è fatta raccontare) usando hashtag buffi tipo #comacoseout (che è Coma Cose? Non saprei, forse è più d'uno. Si ok, ho controllato, sono due. Vabbè.)

Siccome non trovo una 'chiusa', che sarebbe quella frase figa che scrivono quelli bravi in fondo agli articoli, ora confesserò (senza usare Google) la classifica sul mio grado di conoscenza dei cantanti del Festival. 

1) Articolo 31 (ah, il rap italiano è morto nel 1996, #sapevatelo) 2) Giorgia (sempre che sia quella Giorgia lì, non si sa mai coi tempi che corrono... 3) Anna Oxa 4) Gianluca Grignani 5) Marco Mengoni 6) I Cugini di Campagna (che secondo i miei calcoli hanno 105 anni) 7) Paola e Chiara. Poi so che Coma Cose è un duo me perché l'ho controllato prima su Wikipedia. Ho sentito nominare, ma non ho idea del loro volto, Elodie e Ultimo. Gli altri sono a pari merito, mi sono completamente ignoti. Sono andato a cercare un foto di Elodie: il Festival prende punti molto rapidamente. Molto, molto rapidamente. 

Sotto i commenti nei social scrivete se sono io a essere completamente fuori dal mondo che mi circonda o se è un problema diffuso. 

Una 'chiusa' ci sarebbe state bene, lo riconosco, ma non la trovo. Posso solo annunciare che il mio stellare distacco dalle cose terrene si acuirà in modo sensibile in questa settimana: mi vedrete passeggiare con il bastone, il monocolo e dirò a tutti "Viva il Festivàl", con l'accento sulla A, alla Mike Bongiorno. Bei tempi, quelli. Ma per il Festivàl no, faceva vomitare anche allora.