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L’obiettivo è arrivare. Da qualche parte, in ogni modo, con ogni mezzo ma arrivare. C’è chi da Ovest attraversa le montagne innevate per raggiungere la Francia e chi da Est dopo aver percorso a piedi la rotta balcanica e magari essere stato picchiato e derubato dalla polizia bosniaca o croata.
Viaggi che durano mesi o anni, passando da uno Stato all’altro da ‘invisibili’, attraverso montagne, boschi, lungo i binari e superando confini violenti come quelli sulla rotta balcanica.

In molti tentano poi di andare in Francia passando per la Val di Susa, altri da Ventimiglia. Così da anni la cittadina ligure vive un’emergenza continua, convive ogni giorno con centinaia di “invisibili” che per "arrivare" sono disposti a tutto.

Primocanale ha sempre seguito con attenzione il succedersi degli eventi, lo sta facendo in questi giorni e continuerà a farlo fino a quando la situazione non si normalizzerà. Già perché oggi da quelle parti non c’è nulla di normale e i cittadini si sentono abbandonati e hanno paura.
C’è chi lascia pasti confezionati presso i binari della ferrovia, sanno che qualcuno poi verrà a prenderli. Un po' come si fa con i gatti randagi. C’è chi addirittura ospita nuclei di migranti nelle proprie abitazioni e chi va alla Caritas per portare qualcosa e aiutare nella distribuzione di cibo e vestiti. Ma c’è chi vive nel terrore, chi non esce alla sera e chi ha visto la propria vita cambiare perché Ventimiglia ora è sotto scacco.

Stop al commercio di essere viventi", ha detto ai microfoni della nostra Alessandra Boero il vescovo della diocesi Ventimiglia-Sanremo monsignor Antonio Suetta. "L'accoglienza è un procedimento articolato: il primo aspetto è mettere in salvo queste persone ma se l'accoglienza si ferma a quel punto avremmo fatto pochissimo e anche fatto qualcosa di male. Ci vuole un’organizzazione che li segua dopo”.

Ma non c’è alcuna organizzazione, tutto è lasciato al buon cuore dei volontari. Le uniche organizzazioni che proliferano sono quelle legate alla malavita che sfrutta questi essere umani per ottenere guadagni. 

Sopra Ventimiglia c’è un lungo sentiero usato già in tempo di guerra che viene ora utilizzato dagli "invisibili" che vogliono "arrivare". Viene chiamato "passo della morte". Qualche tempo fa l’associazione di Mutuo Soccorso di Grimaldi e i Randonneurs (escursionisti) di Menton hanno ripulito il sentiero, mettendoci dei segnali e battezzandolo il Cammino della Speranza. Quella che abbiamo tutti, quella che ora non c'è.