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Riuscirà la Liguria a “contare” di più dopo il voto di fine estate? O scomparirà? Le elezioni servono anche a questo, cioè a “pesare” politicamente un territorio, posizionandolo bene, male o malissimo in una classifica nazionale. Il “peso” di un deputato o senatore vale in Parlamento, se, anche e soprattutto, vale all’interno del suo partito.

Cosi i vecchietti come me possono ricordare il sostanzioso peso della nostra regione nei tempi democristiani, quando personaggi del calibro di Taviani, Bo e Russo governavano abilmente una consistente fetta dello scudocrociato. E all’opposizione lo stesso discorso valeva per il Pci con i Novella, gli Adamoli, per i socialisti con Macchiavelli e Antonio Canepa. Al centro contavano Biondi o la Boffardi. Più recentemente il peso è calato, anche se nel centrodestra alla Liguria pensò direttamente Berlusconi, frequentatore assiduo di Portofino.

Ancora più recentemente è toccato a Claudio Scaiola, potente ministro, a Gigi Grillo e a Bruno Orsini fare le parti della Liguria, ma anche dopo Maurizio Rossi con Scelta civica e poi la sua Liguria civica ha “pesato”, lavorando in Senato per togliere dall’isolamento il nostro territorio, troppo spesso lavorando inascoltato. E fa bene, oggi a gioire per la scelta del Pd di puntare su Lorenzo Basso con il quale, insieme, hanno lavorato su molti temi cruciali, dai trasporti alle comunicazioni. Al di là dei posizionamenti.

Il Pd ha contato soprattutto con Roberta Pinotti, prima col ministro Claudio Burlando, forti nel settore industriale e portuale, da difendere con i denti. Due ministri e sottosegretari di alta classifica solidamente presenti anche dentro il partito. I forzisti con il pacato Cassinelli esperto di diritti hanno mantenuto un rapporto consolidato nel tempo con Cassinelli senior.

Il centrodestra ha avuto soprattutto alcuni personaggi nazionali come Salvini che hanno fatto di tanto in tanto i “liguri”, avendo legami magari di vacanze con il nostro mare. A parte Rixi che conta parecchio tra i leghisti e sa da sempre battersi per la difesa del nostro territorio. Lo aveva fatto anche rinunciando (incredibile) alla elezione nazionale per fermarsi a lavorare in Regione. I Cinquestelle sono sempre più un mistero perché bisogna capire chi conta oggi nel movimento. Grillo o Conte?
Ora il ricambio in parte potrebbe esserci e qui sarà da verificare chi dei nuovi riuscirà a raggiungere Roma e come si piazzerà nel prossimo governo o all’opposizione. O dentro il suo partito.

Basso e Rixi sono due personaggi di peso. Lo stesso discorso potrebbe valere per la Furlan nazional-genovese e sicuramente nell’indecifrabile (per ora) Terzo polo per Lella Paita, da sempre in diretto contatto con Renzi.

A destra ci sono nomi nuovi tutti da valutare. Tra i moderati di Toti sicuramente Ilaria Cavo, se eletta, potrebbe dire la sua.
Insomma i rischi ci sono con ipotetici ricambi (augurabili in buona parte) ma anche qualche chance favorevole.
Tutto ciò rende il prossimo voto davvero imprevedibile, ma molto molto delicato soprattutto se, come sostengono molti osservatori politici, le carte delle intese (per favore non chiamiamole alleanze) si scompagineranno subito dopo la chiusura delle urne mettendo in discussione accordi e progetti.

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