Un suono che le stringe il cuore dopo 51 anni negli USA e che le fa dire che il sogno americano ormai è diventato un inferno di razzismo e insicurezza. Boati che la tengono sveglia e le hanno rubato le serate al cinema con il marito, ora scomparso. Vedova con figlie adulte che vivono vite indipendenti, Katia Scopinich torna sempre più spesso a Genova. Arrivata nel 1974 a 19 anni con uno degli ultimi viaggi della Michelangelo – uno degli ultimi grandi transatlantici da Genova a New York – inseguendo il sogno americano ha raccontato la sua storia durante la rubrica 'Finestra sul mondo', dedicata ai liguri che vivono all'estero, in diretta dal martedì al venerdì alle 13 oppure on demand. Arrivata negli Stati Uniti il 17 luglio a 19 anni dalla Liguria sulla Michelangelo – uno degli ultimi grandi transatlantici – dopo il diploma da assistente turistica all'Istituto Serra di Genova (oggi chiuso), approdò a New York inseguendo il mito americano, con un matrimonio fresco e un baule da emigrante spedito in Texas.
Matrimonio finito, radici piantate: una vita ricostruita passo dopo passo
"Purtroppo ero giovanissima, 19 anni. A 22, mio marito e io abbiamo deciso di lasciarci senza aver fatto figli, ma io sono rimasta là, perché l'impiego in Italia era difficile" – racconta –. "Lavoravo, mi ero fatta la mia vita, avevo tre cani, avevo una casa. Insomma, sono rimasta. Ho iniziato come assistente amministrativa al Banco di Roma e poi al Credito Italiano. Parlavo correntemente inglese, francese e spagnolo grazie alla scuola, e poi ho imparato pure il tedesco, visto che il mio secondo marito era uno svizzero di lingua tedesca, con cui abbiamo avviato un import di ceramiche da Reggio Emilia". "Gli europei venivano accolti bene, a differenza di messicani e sudamericani" – ricorda, sottolineando come la sua integrazione sia stata fluida rispetto ad altri immigrati –. "Ho due figlie: una è avvocato, l'altra opera nell'industria della ristorazione in un esclusivo country club privato. Stanno bene, guadagnano bene, rompono le scatole un po' tanto, ma vabbè, sono le figlie" – sorride con affetto materno.
Razzismo nascosto allora, esploso oggi: nel 1974 ancora fontanelle per le persone di colore e per le persone bianche
"Arrivai col sogno dell'America, ma allora, quando sono arrivata, in certi negozi c'erano ancora i cartelli con le fontanelle per le persone di colore e per le persone bianche. Non era più obbligatorio che i neri usassero quelle fontanelle lì, però c'erano rimasti ancora nei muri. Il razzismo c'era, ma era decisamente più nascosto" – sottolinea Katia, contrapponendo l'America del 1974 a quella odierna –. "Con l'era Obama tutto è cambiato negli ultimi dieci anni, il razzismo è scoppiato nuovamente. Ma è bilaterale, perché c'è anche il razzismo dei neri contro i bianchi, come c'è anche il razzismo dei neri contro i neri che vanno d'accordo con i bianchi e dei bianchi che vanno d'accordo con i neri". Lo avverte palpabile nei negozi, nei ristoranti: "È pesante, lo senti nei negozi come ti guarda la gente. Se sei in compagnia di una persona di colore – perché io ho anche degli amici di colore –, ti guardano male. Se sei in un ristorante, ti guardano male".
A Houston nel 2025, oltre 370 omicidi in città, più di uno al giornoRapine, traumi e il terrore che non dà tregua
Houston, un tempo promessa di opportunità, è diventata una città insicura. "Non vado più al cinema al venerdì e al sabato sera" – ammette Katia –. "La benzina la faccio solo in un negozio particolare dove c'è molta sicurezza, perché mio marito è stato rapinato a mano armata poco dopo che era arrivato a Houston. I numeri parlano chiaro: nel 2025, oltre 370 omicidi in città, più di uno al giorno". La figlia maggiore ne porta le cicatrici: "Mia figlia più grande, quando frequentava il college, è stata coinvolta in una sparatoria nella stanza accanto alla sua, dove lei era in classe – anche se la sparatoria non è stata nella sua classe – e ha deciso di non proseguire il college per paura". "L'anno scorso a Houston sono stati uccisi circa sette bambini sotto l'età di dodici anni, colpiti da pallottole vaganti di sparatorie in strada davanti alle case. Le pallottole arrivavano dentro nelle case, alcuni bambini erano a letto che dormivano".
Luce e ombre, eccellenze e contraddizioni
Nonostante l'insicurezza, Houston conserva eccellenze, ricorda Katia: skyline imponente, zoo tra i migliori al mondo con habitat naturali e il gigantesco centro medico americano, "talmente grande che all'interno ci sono tram elettrici per girare da una parte all'altra dell'ospedale. Ha corridoi più lunghi di un chilometro e mezzo". Katia stessa aiutò Nora, la piccola genovese malata curata lì tre anni fa, imparentata con amici della Lega Navale di Sestri Ponente. Eppure le ombre prevalgono: "Il costo della vita è salito enormemente, specialmente con i dazi" – lamenta – "e poi, per esempio, c'è il problema delle case in scheletro di legno canadese devastate dalle termiti. Mia figlia in casa sua appena ha dovuto fare un trattamento per le termiti. E il clima estremo: io sono passata da 30 gradi a 2 gradi nel giro di 6 ore. Viviamo al chiuso, specialmente d'estate".
Nostalgia ligure: focaccia e pesto
Soggiorni sempre più lunghi a Genova, con un monolocale a Pegli a 150 metri dal fratello pensionato: "Ormai sono tre anni che vengo a fare Capodanno da mio fratello. Quello che mi manca di più? Ovviamente la santa focaccia. Non sono capace a farmela, ci ho provato, ma o la faccio bene o preferisco non farla. Per questo, quando torno, riempio la valigia di focaccia e pesto: li congelo appena li porto a casa, li separo, li taglio, e vado avanti un paio di mesi, mangiandoli solo la domenica".
13° C
LIVE
IL COMMENTO
-
Matteo Angeli
Mercoledì 14 Gennaio 2026
-
Luigi Leone
Lunedì 12 Gennaio 2026
leggi tutti i commentiQuando la protesta è scomoda: sull’Iran la sinistra resta in silenzio
Salis, le primarie divisive e l’obbligo della coerenza