
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Egle Possetti, Presidente Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi.
In questi giorni abbiamo letto sul Foglio due articoli, uno di Luciano Violante e uno con citazioni di Vito Gamberale che con grande enfasi difendono le posizioni dei manager italiani partendo dalla condanna di Giovanni Castellucci in Cassazione per la strage di Avellino.
Secondo questi signori i manager non avrebbero colpe per i mancati controlli e/o per l’inefficienza dei loro collaboratori, “poverini” ovviamente non possono gestire di persona ogni fase lavorativa e quindi subirebbero queste nefaste conseguenze.
Peccato che questa strenua difesa perda di vista alcuni punti focali: innanzi tutto non sempre i manager sono scelti per le loro capacita’, ma spesso per quanto siano bravi a spolpare le loro aziende, questo e’ dimostrato dal fatto che molte aziende gestite da questi “super manager” hanno fatto poi una brutta fine, in secondo luogo la catena di collaboratori si muove e agisce secondo gli input, più o meno espliciti emessi dal vertice per raggiungere gli obiettivi manageriali, che non sempre corrispondono al bene aziendale ed efficacia/efficienza dei loro servizi.
Dal nostro punto di vista la responsabilità è diretta perché unitamente ai presunti obiettivi di sicurezza devono corrispondere risorse e tempi adeguati per porli in atto, altrimenti rimarranno lettera morta, di questo i manager sono ben consci, non puoi pretendere l’esecuzione di certi lavori senza una efficiente organizzazione aziendale che li regga, il tutto ovviamente con dei costi maggiorati e qualche utile in meno.
Queste osservazioni non sono solo una difesa della nostra terribile perdita, neanche una richiesta di vendetta la nostra lotta è una richiesta di pulizia per il futuro, per il bene comune, questi manager dovrebbero farsi da parte, manca etica nel loro operato, se alcuni investitori stranieri non verranno più in Italia perché non è più il paese del “Bengodi”, pazienza verranno imprenditori più seri che avranno ben chiare quali siano le regole del gioco.
Se queste persone finiscono in galera è un sicuro fallimento della nostra società che non ha saputo prevenire, e’ un fallimento di tutti coloro che negli anni hanno avuto il potere di cambiare le cose e non l’hanno fatto, allora basta con “opinionisti” che difendono una sorta di “Nomenklatura” intoccabile guardiamo in faccia la realtà delle cose, guardiamo come funzionano realmente le grandi aziende e queste persone abbiano almeno il decoro di tacere.
*Presidente Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi
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IL COMMENTO
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