Sono assolutamente convinto che ormai i “tatticismi” in politica non pagano più. Essi sono parte della vecchia politica, di quella politica incapace di presentare idee e proposte capaci di essere condivise dai cittadini. Se questo è vero in linea generale, lo è tanto più quando si affrontano elezioni amministrative che incidono significativamente sulla vita quotidiana di ciascun di noi. Giuliano Pisapia ha vinto a Milano proponendo un’idea nuova di città. Una città non più elitaria ma partecipata. De Magistris a Napoli ha vinto proponendo un modello di legalità e efficienza. (speriamo ci riesca!) Fassino a Torino è stato scelto per continuare una tradizione di buona amministrazione e di buon governo della città offerta dall’amministrazione Chiamparino. E a Genova cosa succede? Assistiamo a discussioni nel centrosinistra sulla ricandidatura o meno dell’attuale sindaco. Mi pongo una domanda: se Marta Vincenzi ha sbagliato, e non dovrebbe avere la possibilità di un secondo mandato, con lei allora non ha sbagliato anche la maggioranza che la sostiene dal 2007 appoggiandone la linea politica e l’idea di città che era stata condivisa? Cosa succede ora non la condividono più? O non condividono i metodi forse un po’ troppo indipendenti del sindaco? Nel centrodestra invece regna la confusione. Li si annida il tatticismo più polveroso. In questo senso in una mia lettera del il 18 maggio 2010 ai vertici del coordinamento cittadino, poche settimane prima della mia dimissioni, dopo la sconfitta elettorale delle regionali sottolineavo che per vincere le elezioni comunali del 2012 il PDL doveva partire subito, nel 2010, costruendo un programma alternativo fortemente condiviso e un candidato altrettanto forte che fosse in grado di rappresentarlo. Oggi il centrodestra sembra ancora incapace di offrire un vera alternativa di governo, in termini di offerta politica e non solo di rappresentanza per la nostra città continuando a confondere il consenso maggioritario ottenibile alle elezioni politiche da un leader carismatico da quello più specifico e direttamente interessato dei cittadini quando si scelgono amministratori che incidono sulla loro vita quotidiana. Ecco è da qui, credo, che nasca il polveroso tatticismo che sta alimentando il dibatto politico, per la verità poco interessante, in città.
Politica
La lezione delle ultime amministrative
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