sport

A D'Aversa il compito di trovare i giusti equilibri tra le diverse fasi del gioco
1 minuto e 57 secondi di lettura
Una Sampdoria distratta ed imprecisa perde a Torino per 3-2 contro una Juventus tutt’altro che irresistibile, se non fosse che i blucerchiati si autoinfliggono almeno un paio di gol. La sfida allo Stadium ha comunque concluso il ciclo di ferro per la squadra di D’Aversa, che ora inizierà un altro campionato contro Udinese, Cagliari e Spezia, un trittico che darà l’esatta misura della Samp.



 L’inizio con la Juve è da brivido, al 10’ Dybala, dopo che un tiro di Locatelli era stato murato da Thorsby, sorprende Audero con un tiro forte e angolato in controbalzo. La Sampdoria accusa il colpo e due minuti dopo Chiesa potrebbe subito raddoppiare, poi Audero è bravissimo a respingere una conclusione ravvicinata di Morata, che si ripete anche al 16’. Blucerchiati, insomma, presi a pallonate per un quarto d’ora abbondante.



Al 18’ Caputo prova a reagire ma è molto impreciso e si rivela un fuoco di paglia. Al 41’ Bonucci firma il 2-0 per la Juve su calcio di rigore concesso per un tocco di mano del disastroso Murru. La gara sembra chiusa ma prima Perin deve respingere una velenosa parabola di Quagliarella e al 44’ Yoshida accorcia le distanze sfruttando al meglio di testa un perfetto traversone dell’ottimo Candreva. Si va al riposo sul 2-1 ma neanche il tempo di tornare in campo e Colley si addormenta innescando la terza rete bianconera, comoda comoda per Locatelli.




D’Aversa mette in campo forze fresche e la Samp dopo avere corso un grosso rischio, con Audero ancora una volta impeccabile su Betancur, confeziona una bellissima azione sull’asse Damsgaard, Silva Candreva e trova il 2-3. Non basta, però, per la rimonta. La Juventus ringrazia e raccoglie altri tre punti, dopo quelli ottenuti con lo Spezia.



La Samp si lecca le ferite e fa i conti con una fase difensiva assolutamente da registrare in vista dei prossimi e più abbordabili impegni.Thorsby utilizzato come primo neutralizzatore del gioco avversario lascia scoperto il centrocampo, che a sua volta non protegge a sufficienza la retroguardia, che va in affanno. A D'Aversa il compito di rimediare.Così come di risolvere l'equivoco Damsgaard, che forse potrebbe essere più utile come seconda punta al fianco di Caputo o Quagliarella.