cronaca

Ma ancora per tante famiglie resta l'incognita su come organizzarsi dal 4 maggio
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 Si sono adattati senza fare troppi capricci, lasciando l’amichetto del cuore e le partite di pallone in cortile, per stare a casa e fare la quarantena come tutti. I bambini sono stati un grande esempio per tutti, anche se poi tra le quattro mura di casa è normale avere nostalgia di poter giocare all’aria aperta e sedersi tra i banchi di scuola anziché davanti ad un computer. Per loro, però, nella prima parte della Fase 2 fino al 18 maggio sarà possibile soltanto fare qualche passeggiata in compagnia dei genitori e andare a trovare i parenti, ma mantenendo le opportune precauzioni. Senza contare che, dal 4 maggio, molte famiglie torneranno al lavoro non sarà facile trovare una soluzione senza l’ausilio della scuola. Di questo si è parlato nel tavolo di confronto convocato dal Governo su questo tema nella giornata di martedì.

Per questo nella seconda fase l'ipotesi è che a maggio inoltrato si potrà andare nei parchi in piccoli gruppi, da giugno in centri estivi organizzati anche in oratori e cortili delle scuole. Tutto rispettando però le norme di distanziamento sociale, quindi divisi in piccoli gruppi di 4-5 bambini per ogni educatore. Saranno necessarie queste precauzioni per consentire un graduale ritorno alla vita normale anche per i più piccini.

Intano la tecnologia cerca di venire in loro soccorso,
come all’Istituto Ravasco di Genova. “Siamo riusciti ad organizzare un orario di lezione vero e per “vero” non intendo solo quotidiano e comprendente tutte le discipline (incluse materie come motoria, musica,informatica) ma anche articolato e partecipato”, ha raccontato a Primocanale la preside Maura Frizzi. “I docenti si sono messi alla prova con le piattaforme informatiche e anche i genitori hanno reso possibile mantenere una continuità didattica aiutando i propri figli giorno per giorno”. A preoccupare, però, è che dal 4 maggio molti di loro torneranno al lavoro lasciando i bimbi o a nonni poco tecnologici o a baby sitter che non si trovano così facilmente. E questo è uno degli interrogativi a cui il Governo deve ancora dare risposta, soprattutto riguardo al congedo parentale.