cronaca

Nelle prossime ore il numero degli indagati potrebbe aumentare
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 Le indagini sulle cause del crollo del ponte Morandi, avvenuto lo scorso 14 agosto causando la morte di 43 persone, si stanno spingendo fino al periodo compreso tra il 1992 e il 1995 e nel mirino degli uomini del primo gruppo della guardia di finanza, guidati dal colonnello Ivan Bixio, finisce anche l'Anas.


L'arco temporale, secondo quanto trapela in procura, non è casuale. Nel 1992, infatti, venne eseguito il lavoro di manutenzione sulla pila 11, rinforzando gli stralli di quella parte del viadotto. A quell'epoca, i poteri di vigilanza spettavano ad Anas a cui, dal 2013, è subentrata la Direzione generale del ministero delle Infrastrutture.

Nei prossimi giorni, alla luce dell'analisi della documentazione, il numero degli indagati è destinato ad aumentare, comprendendo dirigenti e tecnici che all'epoca si occuparono dei lavori di ristrutturazione della pila 11. A quell'epoca i poteri di vigilanza spettavano ad Anas a cui, negli anni 2000, subentrò la Direzione generale del ministero delle Infrastrutture.

Gli investigatori stanno cercando di capire, infatti, se quando venne progettato il rinforzo della pila 11, si fosse già a conoscenza dello stato di ammaloramento delle pile 9 (quella crollata) e della 10 e perché non si intervenne all'epoca. Il progetto di retrofitting su quelle pile, infatti, venne deciso nel 2015 quando Aspi commissionò uno studio prima al Cesi e poi al Politecnico di Milano.

Il progetto venne approvato definitivamente a giugno del 2018 ma i lavori sarebbero partiti solo molto dopo, e non erano previste limitazioni al traffico sul viadotto.