Un anno? No, non ci credo e non ci credono nemmeno i genovesi che sono gente con i piedi per terra. Due, più facilmente tre. E’ il tempo che, seriamente, occorrerà per ricostruire il nuovo ponte e sistemare tutta l’area del Polcevera colpita dalla catastrofe del 14 agosto. Così per tre anni, mese più mese meno, dobbiamo abituarci a vivere in due città separate da un torrentaccio: Genova con il suo Levante e Genova Ponente, al di là del Polcevera. Due città diverse e separate fisicamente da una valle e da un fiume che, in qualche maniera vanno attraversati. Abituiamoci dunque, con pazienza e intelligenza, ridisegnando la nostra vita e resettando i nostri orologi.
Per moltissimi genovesi la giornata comincerà quasi due ore prima e finirà quasi due ore dopo. Alcune scuola diventeranno più lontane, i mercati più scomodi. Sarà anche più faticoso mantenere alcune amicizie. Per chi ha perso la propria casa cambierà la prima immagine al risveglio, quando si apriranno le finestre.
Il porto si sdoppierà e i quartieri/comuni in cui Genova era stata suddivisa acquisteranno una terribile e forzata autonomia fisica: Sampierdarena, Sestri Ponente, Certosa e Rivarolo, Pegli e Prà.
Non sarà una vita facile, ma i genovesi sono capaci di sopportare ogni fatica. Purché dall’altra parte possano confrontarsi con persone altrettanto serie e concrete. Non con sparacazzate, compulsivi del tweet, cinici politici che in realtà di Genova se ne infischiano perché, sulla tombola elettorale conta poco, pochissimo, con i suoi magri abitanti in vertiginosa caduta e quindi, pochi voti elettorali. Se da qualcuno dovesse essere fatto questo ragionamento i genovesi pazienti se ne accorgerebbero subito e non sarebbe una bella prospettiva perché Genova conta poco elettoralmente, ma , la storia lo ha dimostrato, è sempre stata capace di accendere le svolte, anche nella politica, dettando il futuro del Paese.
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