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"Bisogna superare il bicameralismo perfetto"
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Ettore Rosato, capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, ha parlato ai microfoni del direttore Giuseppe Sciortino. Tra i temi affrontati, il referendum costituzionale di ottobre, e il sisma che ha colpito il centro Italia.

Diamo subito un buon motivo per andare alla festa dell’Unità al di là dei vari discorsi e dibattiti.

"E’ un’occasione per la solidarietà. Il paese sta dimostrando grande solidarietà, lo vediamo nelle mani dei soccorritori a cui esprimiamo grande gratitudine. E anche alla festa del Pd diamo un segno di solidarietà con una raccolta fondi significativa organizzata dal Prtito provinciae. Sarà un segno di vicinanza con una sottoscrizione".

Chi mangerà pasta all’amatriciana alla festa contribuirà con 3 euro per il lavoro dei soccorsi. Al di là dei luoghi comuni questa volta la macchina dei soccorsi ha funzionato…

"Assolutamente. Questo terremoto è impressionante nei numeri e nelle parole di amici e colleghi sul posto. I soccorsi sono stati esemplari da ogni punto di vista. Anche le altre regioni e la protezione civile. Insieme a tutti quelli che hanno aiutato".

Parliamo di referendum. Pronto a sfidare la rabbia dei liguri? Il referendum prevede la pari rappresentanza per tutte le regioni. La Liguria sarà rappresentata da due senatori. Come la Valle d’Aosta. Come la mettiamo?

"Penso che bisogna dare uno sguardo complessivo. Stiamo facendo una riforma che ammoderna le nostre istituzioni. Siamo l’unico paese che ha ancora il bicameralismo perfetto. Abbiamo trovato un compromesso al rialzo. Anche alla Costituente lo fecero. Costruiamo un Senato delle Autonomie come disse il centrosinistra nelle tesi dell’Ulivo del 96. Un senato con senatori espressioni dei propri territori. Abbiamo poi sempre detto di ridurre il numero dei senatori. Siamo passati da 945 parlamentari a 630, 320 senatori in meno. Ci saranno consiglieri regionali e sindaci a fare lo stesso lavoro che fanno nel loro territorio in Senato. Non sarà un secondo lavoro".

C’è chi parla di uno sbilanciamento a favore delle Autonomie. La Liguria ha seri problemi, ma non può godere dello Statuto Speciale…

"Gli Statuti Speciali sono di un’altra epoca. Non è stato oggetto della riforma incidere in questo campo, non abbiamo toccato tanti altri temi. Ci siamo concentrati sulla fine del bicameralismo sul taglio del numero di parlamentari, sul costo della politica, sull’abolizione di enti inutili quali Cnel e province, abbiamo dato più potere ai cittadini con l’introduzione dell’obbligo di discussione parlamentare sulle iniziative popolari, abbiamo abbassato il quorum per i referendum abrogativi. Ci dicono di aver toccato troppi articoli. CI sono tante idee su come riformare la costituzione. Noi abbiamo discusso il doppio del tempo dell’assemblea costituente. Su altre cose discuteremo in altri momenti".

Mettiamo che sia in vigore la riforma. I senatori sarebbero scelti dai consiglieri regionali stessi. Poniamo il caso della Liguria. Che ha un consiglio regionale con la differenza di uno tra maggioranza di uno tra maggioranza e opposizione. Sarà difficile decidere. In più in Italia la maggior parte degli indagati è all’interno dei Consigli Regionali. Non si rischia che qualcuno punti al Senato per l’immunità?

"Non esiste più l’immunità parlamentare. C’è l’autorizzazione all’arresto. Bisognerà fare una legge attuativa con cui verranno scelti i consiglieri per il senato. E’ un tema che si aprirà dopo. Ci vorrà un’indicazione diretta da parte degli elettori su chi mandare in senato. L’elettore saprà che votando quella persona avrà potenzialmente scelto un senatore".

Sarà un voto consapevole o orientabile ideologicamente?


"Bisogna avere la consapevolezza del quadro generale che stiamo facendo. Aldo Moro nei consigli della DC parlava della necessità di superare il bicameralismo. Nel 2006 si approvò il reato di tortura, con questo sistema non può essere ancora in vigore".

Ultimo punto. Saranno in pochi a decidere. Secondo chi voterà No questa riforma porterà a scelte autoritarie.


"Questa è l’obiezione più curiosa. Non abbiamo cambiato di una virgola i poteri del presidente del Consiglio. Neanche dove avremmo potuto. Oggi come funziona in Germania? Abbiamo l’idea in Italia per cui chi vince non deve governare. Ci sono comunque contrappesi istituzionali. Il presidente della Repubblica sarà più difficile da eleggere perché aumenta il quorum per eleggerlo. I giudici della Corte Costituzionale? Stessa cosa. Abbiamo abbassato il quorum per il referendum, che è straordinario. Questa riforma garantisce di più della Costituzione vigente. Ci sono leggi che non finiscono mai. Sempre nel 2006 fu approvata una legge sulle intercettazioni. E’ ancora lì".

Qual è il punto di svolta e in cosa può aver ragione chi dice di No.

"La fine del bicameralismo e il taglio ai costi della politica sono il punto di svolta. Chi dice di No ha una nostalgia. C’è un pezzo di questo paese a cui il pentapartito andava bene. Non è una riforma perfetta. Io avrei lavorato di più sui rapporti tra stato e regione, ma sono cose che vengono dalla mia esperienza. Io vengo da Trieste, la penserò diversamente da un calabrese".