Spiagge libere, spiagge attrezzate e stabilimenti balneari. Nel mare magnum delle coste italiane è bene capire quali sono le differenze tra le diverse tipologie di offerta e quali obblighi devono rispettare i gestori. Il viaggio di Primocanale, dopo aver raccontato la lacrimevole situazione nel comune di Genova, prosegue nel Tigullio, a Santa Margherita Ligure. Una delle formule possibili è quella della spiaggia libera attrezzata, che insieme alle spiagge libere dovrebbe costituire per legge almeno il 40% del litorale balneabile di ogni Comune. Obbligo non sempre assolto. La principale differenza rispetto a uno stabilimento balneare è che qui non si paga per entrare. In Liguria, invece, l'ingresso a una spiaggia completamente privata può costare 10 euro o più, esclusi i vari servizi.
Si tratta di spiagge date in concessione a un gestore privato, che tuttavia ha l'obbligo di consentire il libero utilizzo del 50% dell'area. Gratuiti anche i servizi elementari a disposizione dei bagnanti: le docce, i bagni e naturalmente il salvataggio. Chi entra, quindi, può decidere se stendere il proprio asciugamano nella parte libera senza pagare nulla o se affittare ombrellone e lettino. In media si spendono 15 euro per mezza giornata, 25 per rimanere dal mattino alla sera.
Quello della spiaggia libera attrezzata è una sorta di compromesso. Le concessioni, qui a Santa Margherita, viaggiano sui 4 mila euro all'anno, una cifra che comprende anche la parte di spiaggia libera. Secondo Legambiente e le associazioni dei consumatori, molti Comuni del circondario sono sotto la quota del 40%. I più virtuosi sono Chiavari e Sestri Levante, mentre la maglia nera andrebbe a Rapallo.
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