cultura

Il presidente: "A Roma non siamo simpatici, i critici non vengono"
1 minuto e 37 secondi di lettura
Fondere Stabile e Archivolto in un solo teatro? Porte aperte, ma stando molto attenti all'equilibrio dei conti. Anche perché "a livello nazionale non siamo simpatici", i soldi in entrata sono sempre meno e far quadrare il bilancio è un'impresa ardua. Ne ha parlato in commissione cultura del Comune di Genova il neo presidente del Teatro Stabile, Gian Enzo Duci, alla guida dell'ente dallo scorso febbraio. 

Sulla fusione "sono aperto ad ogni tipo di valutazione", spiega Duci. Ma a patto di non gravare "sull'equilibrio finanziario così faticosamente raggiunto". Per farlo è stata necessaria una riorganizzazione interna che ha previsto il pensionamento senza reintegro e un’attenzione particolare alla scuola di recitazione. La situazione, in effetti, è difficile. Lo Stabile di Genova è stato inserito tra i teatri di interesse culturale e non nazionale, e ciò influisce sulle risorse che arrivano da Roma. 

Nonostante tutto, si lavora sodo per non perdere terreno. L'obiettivo è tornare in corsa al prossimo giro: "Per assicurarci l’inserimento nel prossimo biennio, già dallo scorso anno si è lavorato per allestire un cartellone di interesse nazionale", spiega Duci. Questi i parametri richiesti: 240 rappresentazioni, 15 mila giornate lavorative e oneri sociali per almeno un milione di euro. "L’obiettivo è stato raggiunto, e oggi siamo il quarto teatro italiano per riconoscimento del Fus. L’elemento che ci ha fatto mantenere la posizione è l’eccellenza della nostra struttura", spiega Duci.

Restano, però, alcuni smacchi difficili da digerire. Continua il presidente: "A livello nazionale non siamo simpatici. Forse non ci siamo venduti bene: per esempio, in questi giorni abbiamo la rassegna di drammaturgia contemporanea. Ebbene i critici nazionali non vengono a Genova a vederla, con la scusa che la nostra sarebbe la città peggio collegata d’Italia. Però si recano in centri molto più piccoli".