Politica

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Questa volta chi ha tracciato le scritte contro monsignor Angelo Bagnasco le ha anche firmate, con una stella a cinque punte e con il simbolo della falce e martello. Ma il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, che ha trascorso tutto il giorno di pasquetta nella cattedrale di San Lorenzo, si dice “molto sereno e tranquillo”. Così, almeno, fanno sapere i suoi più stretti collaboratori, nonostante stavolta ci siano pesanti intimidazioni in quelle scritte, comparse sui muri del quartiere di Sampierdarena, in piazza Maritano e vico della Catena, vicino a due chiese e a poca distanza da un centro sociale. “Bagnasco a morte”, è scritto con vernice nera in un caso. “Bagnasco attento, ancora fischia il vento” è invece scritto sull’altro muro, con vernice rossa e chiaro riferimento a una canzone della resistenza. E poi un’altra firma: P38. Altri messaggi sono per il pontefice “Morte al Papa” e per il cardinal Camillo Ruini, a cui monsignor Bagnasco è subentrato al vertice della Cei. Per il questore di Genova, Salvatore Presenti, non c’è di che allarmarsi per queste nuove minacce: non ci sarà alcun innalzamento del livello di attenzione e non sarà presa alcuna misura preventiva rispetto a quelle già messe in atto dopo la prima scritta, comparsa qualche giorno fa sul portone principale della cattedrale di Genova. “Si tratta di messaggi blasfemi e osceni –ha spiegato Presenti– ma che non ci fanno supporre un aumento della conflittualità”. L’attenzione rimane comunque massima: la questura ha infatti avviato subito le indagini necessarie a identificare gli autori delle scritte. Davanti alla cattedrale rimane una telecamera a registrare ogni movimento e un uomo in borghese segue ogni spostamento di monsignor Bagnasco. (Davide Lentini)