La presa di posizione di due ex segretari del Pd (Lorenzo Basso oggi parlamentare di spicco e Giovanni Lunardon) sulle concessioni portuali e in generale sulla riforma dei porti ha una valenza non solo tecnica (certamente importante mettere ordine nella materia, dare termini di concessione ravvicinati e seri, chiedere contropartite certe per la città) ma soprattutto politica. Va letta, infatti, come una dura critica alla passata gestione della Regione Liguria in materia portuale. Una marcatura forte nei confronti della vecchia guardia ex Pci targata Burlando&Friends che potrebbe aprire un’ importante partita per il futuro del Pd ligure e genovese, oggi in una drammatica situazione di stallo.La svolta sul porto segnata da Basso e Lunardon è un cambiamento di linea del Pd sulla gestione del porto e dei porti. Basta regalie. Importantissimo tutelare l’impresa privata, ma guai a dimenticare che i porti stanno dentro le città e quello di Genova più di altri perché la compenetra e la condiziona pesantemente anche dal punto di vista urbanistico.
Genova e il suo porto non sono repubbliche autonome. Sono un tutt’uno e anche per questo hanno avuto rapporti difficili e scontri epocali.
Ora non deve essere più così. Le concessioni, cioè l’uso di spazi pubblici così strategici non sono come affittare un appartamento. Bene se le industrie locali vanno avanti e investono e danno occupazione ai giovani del territorio. Bene se rendono agli imprenditori che avranno così più interesse a investire. Ma ogni scelta va letta tenendo conto delle ricadute nella città e nella regione.
La sortita di Lorenzo Basso e Giovanni Lunardon apre un fronte nuovo nel Pd locale. Il commissario David Ermini ne dovrebbe tenere conto, indicando una nuova strada da percorre che finalmente stacchi gli ormeggi dalla palude in cui la nave Pd si è arenata dopo il fiasco elettorale, per avviarsi verso le comunali di Genova senza la zavorra della sconfitta.
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