Ultimo mese genovese per l'ammiraglio Vincenzo Melone: il comandante della Capitaneria di Porto sarà a capo del coordinamento nazionale. Tra i temi più caldi che dovrà affrontare c'è il soccorso ai migranti. Un impegno ormai quotidiano, tra la Sicilia e le coste del Nordafrica, per le motovedette della Guardia Costiera."Questa responsabilità è un peso enorme - dice a Primocanale - stiamo parlando di salvare vite umane". Melone racconta la vita di chi quelle vite le salva operando sul campo. Lui li chiama eroi: "Per soccorrere i migranti vengono impiegate unità di soccorso da 18 metri. Sono in grado di imbarcare fino a 270 persone a fronte di un equipaggio di 5-6 uomini".
Sono loro i "ragazzi incredibili" di cui parla Melone, protagonisti silenziosi di un grande sacrificio a fini umanitari: "Stanno fuori 30 o 40 ore con queste unità, e appena sbarcano i profughi sono pronti a uscire di nuovo appena vengono chiamati. L'abbordaggio è un'operazione molto rischiosa, l'imbarcazione potrebbe rompersi o capovolgersi".
Oltre che per il suo lavoro al servizio del porto genovese, il nome di Melone rimarrà legato alla città anche per l'arrivo della Concordia per la tragedia della Torre Piloti: "Amo Genova e i suoi cittadini che abbiamo sentito molto vicini in quel momento difficile. Qui lascio un pezzo di cuore". Con una buona dose di soddisfazione: "Ho comandato il più grande porto d'Italia insieme a un gran signore e professionista come Luigi Merlo. Un porto che ha saputo reggere alla crisi grazie all'impegno di terminalisti, concessionari e armatori".
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