politica

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1 Come farete a mantenere sotto controllo i conti della sanità?

Cominciamo con il dire che dieci anni fa Biasotti aveva lasciato un buco di 300 milioni e il 2014 è stato chiuso con un disavanzo di 35 milioni: abbiamo rimesso in sesto i conti della sanità Ligure, uscendo dalle regioni canaglia. Lavoreremo sull’appropriatezza delle prestazioni. Bisogna che le cure siano mirate e appropriate e che vengano erogate in modo efficiente, in strutture organizzate in modo razionale. Poi, ed è un’altra partita, bisogna lavorare su Roma per far sì che la Liguria ottenga più risorse e non sia più penalizzata in confronto alle altre Regioni.

2 Come risparmierete? Taglierete alcuni costi? Per esempio alcune piccole strutture?

Siamo passati da 27 a 19 ospedali e razionalizzeremo ancora. Sui servizi ospedalieri razionalizzazione e specializzazione sono le parole chiave. Occorre ora puntare su un maggiore coordinamento delle strutture, come ci indicano i risultati ottenuti in particolare nell’area genovese. Dobbiamo dare vita a delle vere Case della salute come modello di riorganizzazione territoriale della sanità e della risposta socio-sanitaria ai cittadini, che riunisca in un'unica struttura team multidisciplinari in grado di garantire la presa in carico globale della persona. E’ necessario costruire Ospedali nuovi, moderni, di alto livello qualitativo, accorpando quelli inidonei per caratteristiche strutturali o per dimensioni e casistiche. Sono stati realizzati gli ospedali di Rapallo e Albenga. Il Santa Corona e il San Martino saranno ristrutturati, mentre il nuovo Galliera e il nuovo ospedale della Spezia sono stati già finanziati. Inoltre sono stati individuati gli spazi per il nuovo ospedale del ponente ligure (Taggia) e del ponente genovese (Erzelli).

3 Che cosa volete fare per frenare le fughe di pazienti in altre regioni?

Il problema della mobilità extra-regionale, dovuta in alcuni settori a carenze di posti letto o a situazioni di reale o presunta diversa qualità clinica, è al centro dell’agenda dei prossimi anni. Confidiamo di acquisire la fiducia dei nostri cittadini proponendoci di non abbandonarli mai nel percorso di cura che molti di loro, per le condizioni di cronicità in cui versano, sono costretti a realizzare. Dobbiamo anche puntare su un aumento della qualità delle prestazioni, della specializzazione e dei tempi di risposta, ottimizzando l’utilizzo delle risorse diagnostico-terapeutiche di cui disponiamo ad esempio usando le sale operatorie e gli esami diagnostici a ciclo continuo anche il Sabato per le prestazioni non urgenti. Devono inoltre essere valorizzati i centri di eccellenza, sia per la cura, sia per la riabilitazione. E’ necessario prevedere un grande progetto riabilitativo che potrebbe servire anche da attrazione di mobilità attiva da utenti provenienti da regioni vicine. Proprio in questo campo la Liguria, che avrà nell’IIT2 a Erzelli un centro di ricerca di eccellenza sulle Human Technologies e sul tema della robotica riabilitativa, può diventare un modello internazionale. Nel contenimento della mobilità extra-regionale possono giocare un ruolo importante anche forme di collaborazione con le strutture private, come accreditamenti e sperimentazioni gestionali. In ogni caso, specie in alcune situazioni periferiche, accordi di collaborazione tra aziende di diverse regioni devono essere prese in considerazione. Inoltre, per il clima, la qualità della vita la Liguria ha tutte le caratteristiche per diventare un punto di riferimento internazionale sui temi della cronicità.

4 Come eliminerete le liste d'attesa?

Ridurremo le liste d’attesa del 50% attraverso un Piano di governo dei tempi di attesa. L’obiettivo più ambizioso che abbiamo è rappresentato dalla volontà di anticipare la domanda di prestazioni dei Liguri attraverso la conoscenza del bisogno di salute e la definizione dei percorsi di cura per i cittadini affetti dalle principali cronicità che rappresentano oltre il 35% della nostra popolazione.
Non vogliamo più essere costretti a rincorrere le richieste dei nostri utenti ma vogliamo costringere il nostro sistema socio sanitario a sollecitarli per accedere nei tempi e nei modi giusti alle prestazioni appropriate.

Per le prestazioni urgenti vogliamo rispettare le indicazioni nazionali di eliminare i tempi di attesa, arrivare quindi a soddisfare le richieste entro le 72 ore (urgenze) – 10 giorni (urgenze differibili).

Sono stati attivati quasi ovunque progetti con il fine di aumentare la produttività. La struttura dei medici di base nella gestione delle liste di attesa gioca un ruolo fondamentale, così come una maggiore appropriatezza della domanda che va tenuta maggiormente sotto controllo. Servizi territoriali e telemedicina, la cosiddetta presa in carico globale del paziente, sono decisivi per l’abbattimento delle liste di attesa. In ogni caso si tratta di far lavorare di più e meglio le strutture. Attualmente ci sono macchinari costosissimi che lavorano solo per poche ore al giorno, e sale operatorie aperte solo al mattino. L’erogazione dei servizi sanitari, sia diagnostici, che operatori, deve essere tendenzialmente senza soste, con una copertura dei bisogni a ciclo continuo e nei giorni di fine settimana.

5 Come risolverete il problema dell'intasamento dei pronto soccorso genovesi?

Bisogna promuovere centri territoriali integrati, dove i medici di medicina generale ed i pediatri si organizzino con servizi di continuità, per diventare il primo riferimento per i cittadini bisognosi, 24 ore su 24 e selezionare così la domanda. Solo restituendo a questi soggetti il ruolo centrale che devono avere, sarà possibile filtrare gli accessi all’ospedale.

6 Come sistemerete la rete ospedaliera genovese e ligure? Quanti e quali ospedali?

Dobbiamo puntare sulle eccellenze e investire sulla ricerca. Deve essere valorizzato (anche strutturalmente) l’IRCCS AOU San Martino IST, che mette insieme ricerca scientifica, didattica e cura, non solo nel campo dell'oncologia ,ed è riconosciuto come istituto di rilievo nazionale dal Ministero. Il San Martino IST deve quindi essere al centro di un sistema a rete per cui anche le altre strutture della Regione potranno partecipare a programmi di ricerca clinica e di assistenza di elevato livello.

Dobbiamo quindi completare il processo di razionalizzazione e realizzare i nuovi ospedali previsti (il nuovo Galliera, il nuovo ospedale della Spezia, il nuovo ospedale del ponente ligure e del ponente genovese). Analogo discorso vale per l’IRCCS Gaslini, che deve tornare ad essere un riferimento nazionale per la cura dei bambini. Puntare davvero sulle eccellenze significa anche tenere la politica fuori dalla sanità e valorizzare i migliori.

7 Un problema è relativo al rapporto tra servizio sanitario pubblico e sanità privata. In Lombardia, Toscana ed Emilia convivono tutti e due e benissimo. La sanità privata interviene in regime di convenzione laddove quella pubblica non ce la fa. Che cosa intendete fare?

Il privato può dare un importante contributo, anche se ciò deve avvenire sotto l’egida del Sistema sanitario pubblico.

8 Quante Asl ci saranno in Liguria?

Non è un problema di numero, ma di organizzazione. Voglio mantenere una forte presenza sul territorio. La cosa importante è che le ASL siano coordinate in modo forte dalla Regione, per evitare inefficienze o sprechi.

9 Il Gaslini è una eccellenza internazionale. Intendete aiutarlo? Se sì, come?

Il Gaslini deve essere valorizzato perché, oltre ad essere una eccellenza internazionale, è un riferimento per tutti i bambini della Liguria e molti altri bambini italiani. Si tratta di un Istituto di rilievo nazionale, ma la Regione farà di tutto per renderlo uno dei perni del sistema sanitario ligure.

10 Come regolerete il confuso regime dei ticket?

Quando si otterranno gli attesi risparmi di spesa sarà possibile studiare una migliore modulazione dei ticket, introducendoli solo per alcune fasce di reddito e per alcune prestazioni. Sul punto, però, sarà anche importante capire quali scelte saranno assunte a livello statale.

Raffaella Paita - Partito Democratico