politica

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Quel geniaccio di presidente Napolitano è riuscito ancora una volta a stupire il Paese nella scelta dei quattro nuovi senatori a vita. Grandi ingegni, straordinari innovatori, menti liberissime, simbolo di un’ Italia non vecchia e attorcigliata su se stessa, ma tutta proiettata in avanti.


E la scelta del grande architetto genovese Renzo Piano è un assist incredibile per la nostra città che sta vivendo un angosciante momento di indifferenza culturale, di apatia politica oltre che di drammatica crisi sociale.
Renzo Piano che, nonostante il profilo mondiale (ha realizzato opere a New York, Parigi, Osaka, Nuova Caledonia, Berlino, Sidney e Genova) è sempre rimasto legatissimo alla sua città natale, addirittura al suo Ponente. Lui, pegliese doc, figlio di un costruttore, cresciuto sui cantieri, ha scelto la collina di Vesima per il suo studio, ma anche per farvi crescere un bellissimo laboratorio di idee di architettura e scienza, sempre ricordando le sue radici che hanno permesso alla sua produzione di essere un mix di futuro ma con forti legami alla cultura e all’esperienza del passato.


Giusto esempio per Genova, ma eccezionale esempio per l’Italia, un senatore che sa  far dialogare il futuro e il passato in un Paese che culturalmente ha un bagaglio ineguagliabile che va salvato, promosso, usato.
Piano recentemente ha rafforzato il suo legame con la città in cui ha realizzato il Porto antico, e ha dato la sua disponibilità a aiutare gli amministratori nelle scelte urbanistiche dei prossimi anni: i nuovi ospedali, il riassetto della costa urbana tra porto antico e Fiera e ancora altre idee.


Grazie presidente Napolitano. Piano, Abbado, Rubbia e Cattaneo ci ridanno la speranza e anche noi genovesi, nel nostro piccolo, ne avevamo uno spasmodico bisogno.