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È indispensabile un celere intervento da parte della Regione presso il Ministero dei Beni culturali per scongiurare il declassamento dell’Archivio di Stato di Genova che costituirebbe un pesante schiaffo alla storia e al patrimonio culturale della nostra città. Secondo il recente piano di riordino  gli Archivi di Stato, che oggi esistono in ogni capoluogo di provincia, saranno divisi in due categorie: nazionali e provinciali. Nella prima classe troveranno posto quelli più importanti, che saranno sedi dirigenziali e dipenderanno direttamente dalla direzione generale. Gli Archivi provinciali, invece, saranno retti da un funzionario e saranno sottoposti alle nuove Soprintendenze archivistiche, uffici che oggi hanno compiti di vigilanza sugli archivi non statali su base regionale.

Nell’elenco dei nove Archivi nazionali è assente Genova, mentre compaiono: Venezia, Firenze, Torino, Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bologna e, addirittura, Bari.
Onestamente, non si capisce in base a quale criterio sia stato redatto questo elenco e soprattutto perché ne sia stata esclusa Genova che avrebbe tutti i requisiti amministrativi, geografici e storiografici per farne parte, soprattutto vista la ricchezza del patrimonio culturale oggi custodito nell’Archivio di Stato di Carignano.

A Genova, ricordo, è conservato il patrimonio documentario e notarile più antico e vasto del mondo che testimonia ininterrottamente sette secoli di storia, dalla fine dell’XI secolo al 1805, della forse più importante repubblica marinara. Tra i documenti che esperti di tutto il mondo studiano e ci invidiano, anche il registro notarile più antico, risalente al 1154. Inoltre, l’archivio che non ha eguali per la varietà delle tipologie contrattuali e per l'ampiezza degli orizzonti geografici, che illumina la storia economica, sociale e culturale dell’Europa medievale e moderna dall’Inghilterra alle Fiandre, dalla Spagna al Maghreb, dal Levante al Mar Nero e che per questo da due secoli è al centro degli studi di storici del mondo intero.

È ancora l'Archivio di Stato di Genova a conservare l'immenso archivio del Banco di San Giorgio che non fu solo un potente istituto finanziario a livello internazionale, fu la prima banca pubblica d'Europa, fu il laboratorio dove si sperimentarono tecniche e strumenti finanziari che sarebbero stati poi applicati nel mondo intero. Si può continuare: Genova ha l'unico Archivio dell'Occidente che conservi gli originali di documenti bizantini del XII secolo, per non parlare del corpus delle fonti colombiane e di documenti fondamentali per la storia del nostro Risorgimento.

Per queste e altre peculiarità, a difesa del nostro Archivio si sono già schierati, in prima linea, ben 40 esperti delle maggiori università di tutta Europa che hanno sottoscritto un appello al ministro Bray e al presidente Letta per impedire una scelta che, oltre a essere illogica, penalizza pesantemente Genova, la sua storia e il suo patrimonio culturale. È incredibile che a una fama internazionale, da Mosca a Lisbona, non corrisponda un’adeguata attenzione da parte dei funzionari del nostro ministero.

Infine, sarebbe auspicabile che, in tempi di spending review, si prendesse in considerazione di tagliare qualche spesa a livello centrale, nelle direzioni generali dei Ministeri, anziché intervenire sempre sulle sedi periferiche e sui trasferimenti a Regioni ed Enti Locali.

*Consigliere regionale della Lista Biasotti