Ieri sera quando Nur El Gawohary mi ha telefonato dall'assemblea del Pd per darmi la notizia del siluramento (questa volta all'unanimita? Tutti d'accordo? Miracolo!) del segretario Victor Rasetto non ho resistito e ho twittato poche parole: ecco il capro espiatorio. Avrei preferito che silurassero i Nonni.
La cacciata di Rasetto è il comodo sistema per pulirsi la coscienza sporca: lui è il colpevole. Invece tutti gli occulti (ah!ah!ah!) ispiratori di alcune candidature, gli Ex i Grandi Ex della città sono spariti dopo aver frequentato come se fossero al catechismo le stanze della federazione e i salotti dove come sempre si decidono le misere cosette genovesi.
Rasetto ha le fisique du role della vittima, dell'agnello sacrificale: è magro, emaciato, ha i capelli arruffati. Se gli mettete al collo della candida camicia una lavallière è il perfetto martire mazziniano. Stupendo, avranno pensato i Grandi Ex per fotterlo mentre noi tentiamo di darci alla macchia facendo finta di non essere mai stati presenti.
Quelli come me che hanno vissuto gli anni Settanta e anche un po' prima ricorderanno i comitati centrali del mitico Pcus. Si attendeva la foto sulle mura del Kremlino per vedere chi era prossimo alla defenestrazione e chi era in ascesa: si misurava la distanza degli stessi dal Compagno Segretario Generale per capirlo.
Capitò a illustri d'antan: Malenkov, Voroscilov, Kaganovic. Entravano dal portone del suggestivo palazzo sulla piazza Rossa e non si sa se ne sarebbero usciti.
Ieri con la penosa soluzione Rasetto il Pd genovese mi ha fatto pensare a come erano grandi i riti e le decisioni degli Antenati.
Politica
Il martire Rasetto e la fuga degli Ex Ex Ex
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