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Dopo quasi trent'anni, l'ex calciatore della Sampdoria Alessandro Cucciari, in blucerchiato dal 2000 al 2003, oggi 52enne, ottiene un risarcimento di  per la diffamazione patita per una notizia di stampa infondata su un suo coinvolgimento, insieme con il compagno delle giovanili della Roma Fabrizio Provitali, nel 'Totonero' del calcio-scommesse degli anni Novanta.

Per colpa di un articolo di giornale, i due calciatori hanno avuto la carriera inceppata e le prospettive di ingaggio bruscamente interrotte.
Per questo la Cassazione - al termine di una vicenda giudiziaria quasi trentennale - ha confermato il diritto ad essere risarciti per 'perdita di chance' in favore dell'ex attaccante Fabrizio Provitali (classe 1968), che ora vive in Veneto dopo aver giocato tra l'altro nel Cagliari, nel Vicenza, nel Modena, e nel Venezia, e dell'ex centrocampista Alessandro Cucciari (1969), che esordì nella Roma e indossò varie maglie conseguendo quattro promozioni in A con Verona, Lecce, Perugia e Sampdoria. Dopo il ritiro dal campo giocato, è stato anche allenatore.

Per la Suprema Corte, merita piena conferma la decisione con la quale la Corte di Appello di Bologna nel 2019 ha liquidato 200mila euro per Provitali e 450mila per Cucciari, con interessi a far data dalla pubblicazione della notizia non vera - comparsa il 27 ottobre 1994 - quando entrambi giocavano nel Modena e su un quotidiano locale in due articoli si scrisse di un "loro coinvolgimento nelle indagini sul 'Totonero', per avere scommesso una ingente somma di denaro su una partita del campionato di calcio di serie C in schedina".

A seguito dell'uscita delle notizie fasulle, Provitali e Cucciari hanno chiesto il risarcimento dei danni per "avere interrotto le trattative in corso, rispettivamente con l'A.S. Roma e con l'U.S. di Lecce relative ad un loro trasferimento nelle suddette squadre dietro corresponsione di un importo considerevole", e di "avere notevolmente sofferto sul piano psicologico, in quanto i tifosi modenesi li avevano accusati di aver determinato la retrocessione del Modena in serie C".

A stabilire gli importi del risarcimento è stato in primo grado il Tribunale civile di Modena con verdetto del 2011, che faceva seguito alla causa penale per diffamazione conclusasi con la prescrizione nel 2003 davanti alla Corte di appello di Brescia, dopo le condanne di primo grado emesse dal Tribunale di Mantova nel 1997 nei confronti dell'autore dell'articolo e del direttore del quotidiano emiliano che l'aveva pubblicata. Ad avviso dei magistrati, in base a quanto emerso dall'istruttoria, è stata accertata come "causalmente connessa, alla pubblicazione della notizia diffamatoria, l'interruzione della progressione in carriera di entrambi i giocatori, all'epoca poco più che venticinquenni, e quindi nel momento cruciale della loro vita professionale".

Così è stato ritenuto "congruo" un danno "da perdita di chance di guadagno a favore di Fabrizio Provitali di euro 150mila, per essersi dovuto accontentare da allora in poi di squadre di serie B e C, e di euro 400mila a favore di Alessandro Cucciari per aver guadagnato con il Lecce la metà di quanto proposto prima della diffusione dei fatti infamanti, ed aver ritardato di quasi tre anni compensi di gran lunga superiori". Ora, con la pubblicazione del verdetto 13514 depositato oggi dalla Terza sezione della Suprema Corte - presidente Giacomo Travaglino, relatrice Marilena Gorgoni - le ragioni di Provitali e Cucciari sono state definitivamente accertate, insieme agli indennizzi patrimoniali.