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Nel pomeriggio Bad Haring è sotto ad un sole mai visto. Trentacinque gradi alle 15. In Austria anche le grandi città sono da bollino rosso, la tv di stato fa collegamenti davanti alle caserme dei vigili del fuoco, pronti ad intervenire. Il paesino che accoglie il Genoa è a 550 metri d’altezza, cioè non è montagna, ma un caldo simile non l’hanno mai sentito. Così il Genoa scende in campo dopo le 17. Oltre a Sturaro sono fuori per piccoli acciacchi Ilsanker e Charpentier che lavorano tra pallone e palestra. Il resto davanti a una trentina di tifosi (tutti preferivano Neustift a qui) è fatto di ricerca forsennata di pressing con Blessin che urla pure al sole. Nessuno si tira indietro.

Poi via ai cross dalle fasce che esaltano Coda, Yeboah, Ekuban, Melegoni e Portanova. Sotto gli occhi di Murgita e dell’intero staff. Tutto finito? No tocca a Pilati e ai preparatori: cronometro e via di corsa ripetute per gruppi di tre o cinque giocatori. Tempi rilevati come fosse la maratona all’Olimpiade. I portieri? Sotto il torchio di Scarpi e Raggio Garibaldi. Sul finire si annuvola, forse pioverà. Qui e non solo tutti contenti.