Politica

Che cosa può accadere ora in Liguria come conseguenza della frattura tra i partiti e dentro i partiti?

Al di là delle frasi di circostanza dei vari grandi elettori che sono il peggio che si possa ascoltare, arrampicandosi sugli specchi per salire sul carro di Sergio Mattarella e cercando di nascondere i loro veri giochi di potere durante le varie votazioni, sanno tutti perfettamente che ogni partito conosce bene come sono andate le diverse votazioni e per questo ci sarà una resa dei conti che toccherà tutto e tutti, dal sistema nazionale a quello dei territori.

Le accuse trasversali in particolare sono sui voti mancanti ai candidati del centrodestra e primariamente alla presidente del Senato Elisabetta Casellati a cui sono mancati i voti di chi voleva al Quirinale Pierferdinando Casini ritenuto invotabile proprio dalla Lega.

Oggi sarà interessante ascoltare il commissario della Lega Liguria Edoardo Rixi che ha convocato una conferenza stampa e dovrà spiegare come si porrà d’ora in poi il suo partito nelle amministrazioni liguri e se porterà avanti le attuali coalizioni alle prossime elezioni di Genova e La Spezia. Rischia molto il sindaco Pierluigi Peracchini perché la Lega non negherà certo l’appoggio al sindaco Marco Bucci e quindi per dimostrare la sua irritazione per quanto accaduto a Roma è probabile che metterà in discussione la candidatura spezzina.

Forza Italia avrebbe fatto mancare circa 40 voti alla Casellati e questo fa pensare che dopo il ritiro di Silvio Berlusconi gli azzurri si fossero orientati fortemente ad avere come loro candidato Casini. Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni hanno tenuto una posizione molto ferma e chiara. Mettono ora tutta l’alleanza di centrodestra in discussione e dovremo sentire dai rappresentanti liguri che posizione prenderanno alle prossime elezioni liguri e come si comporteranno dentro alle attuali alleanze in Regione e Comune.

Va anche chiarito perché ci fossero schieramenti non dichiarati ad appoggiare questo o quel nome alla presidenza della Repubblica.
Dietro alla scelta del Quirinale c’era la scelta di un Presidente che potesse considerare prioritaria la riforma della legge elettorale magari considerando preferibile il sistema proporzionale che salverebbe diversi piccoli partiti e neonati gruppi parlamentari.

Nei 5Stelle la guerra invece è tutta nazionale tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. E sarà molto dura. Non si ritiene che localmente ci siano correnti specifiche di uno o l’altro contendente, i pentastellati liguri più che altro stanno trattando la partita delle elezioni amministrative liguri dei prossimi mesi con il Pd orientandosi ormai sull’alleanza ma mettendo ancora dubbi sul candidato privilegiando l’avvocato Biolè all’avvocato Dello Strologo.

La legge elettorale da Draghi e Mattarella sarà considerata di primaria importanza? E' bene chiarire che Mattarella ha accettato l’incarico dai partiti, arrivati a pregarlo di rivedere la sua posizione contraria, chiarendo che la sua non sarà una presidenza a termine per lasciare il posto a Draghi: sarà solo lui a decidere se fare l’intero settennato o valutare quando lo riterrà di lasciare il Quirinale. Ciò fa pensare che Draghi riceverà un nuovo mandato per Palazzo Chigi da Mattarella dopo le prossime elezioni politiche che si terranno al massimo fra un anno.

Il tandem Mattarella Draghi si è rafforzato e con la legge elettorale, anche restasse quella attuale, si dovrà confrontare con 600 parlamentari anziché con 1000 e con partiti e coalizioni che oggi sono certamente più deboli di ieri se non ormai in fase di chiusura.

I collegi elettorali ormai sono definiti, la Liguria conterà meno di prima e La Spezia e Imperia non eleggeranno più nessuno.

La scelta dei candidati a rappresentarci sarà ancor più importante, speriamo che non venga calata dall’alto o che arrivino nuovi catapultati da altre regioni, come accaduto nelle ultime elezioni. Gente a cui della nostra regione non glie ne importa nulla e che mai la rappresenteranno.