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Dire che era già tutto previsto, sin da quando l’ex premier ha sdoganato l’estate scorsa il possibile accordo con i 5 Stelle o che abbia deciso la scissione solo dopo l’umiliazione del partito per non aver avuto posti importanti in questo Governo, è difficile. Renzi è macchiavellico e sta prendendo per mano il Pd, il Governo e il Paese intero cercando di riacquisire un ruolo nazionale.

Certo, chi lo ha umiliato nel partito ha peccato di presunzione e strategia politica. Ora Renzi aprirà i suoi gruppi al Senato e alla Camera e da quel momento diventerà determinante in ogni votazione, specie al Senato. Come faranno ora i 5 stelle, che non volevano assolutamente trattare con lui, ad accettare il sostegno dei suoi determinanti voti a Palazzo Madama?

Renzi con questo terremoto ottiene diversi risultati. Costruisce due gruppi parlamentari. Avrà quindi a disposizione un finanziamento mensile importante. Siederà tra i capigruppo nelle riunioni decidendo sempre con gli altri calendario e posizioni prima di andare in aula. Potrà avvisare 5 stelle e Pd su quali punti potrebbe non condividere e dare indicazioni ai suoi parlamentari di astenersi o votare contro a scelte non condivise.

Gli spettano di diritto posti nelle varie commissioni di Camera e Senato. Avrà motivo di reclamare posti tra le 500 future nomine delle principali società che dipendono dal Governo. Poi, si prepara anche alla costituzione di un suo partito. Insomma, Renzi punta a diventare un autentico ago della bilancia di questo Governo. Anche più di prima. Potrà segnare l’agenda quando e come vuole sempre che, strada facendo, questa sua mossa destabilizzante non porti ad altre soluzioni tra Pd e 5 Stelle ancora difficili da prevedere.

Per il premier Conte non sarà una strada facile tenere unito questo Governo. L’autonomia di Renzi per i 5 stelle rappresenta un grosso rospo da ingoiare. Sono obbligati dialogare anche con lui, proprio quello che non erano disposti a fare per aprire una trattativa con il Pd.