CRONACA

Proteste in atto in altri 27 carceri in tutto il Paese

Rivolte in carcere a Genova e Spezia, alcuni detenuti salgono sul cornicione

lunedė 09 marzo 2020



GENOVA - Urla e colpi alle inferriate. Così i detenuti del carcere di Marassi hanno protestato contro la decisione del Governo di sospendere i colloqui per l’emergenza coronavirus. Ma la rivolta impazza anche a Villa Andreino alla Spezia da questa mattina. Tutto sulla scia delle proteste scattate come in altre case circondariali d'Italia per le disposizioni legate al contenimento del coronavirus. La direttrice Maria Cristina Biggi e alcuni operatori sono "asserragliati all'interno per cercare di riportare la situazione alla calma" racconta un operatore, mentre alcuni detenuti sono saliti sul cornicione. Intorno alla struttura sono dispiegate decine di auto delle forze dell'ordine per questioni di sicurezza ed evitare eventuali tentativi di evasione. Nel carcere spezzino ci sono 225 detenuti, per una capienza di 160.

In tutto sono oltre 27 le carceri dove si sono svolte proteste da parte dei detenuti, alcuni dei quali chiedendo l'amnistia a causa dell'emergenza Coronavirus. Gravi disordini si sono registrati nei carceri di San Vittore a Milano e di Rebibbia a Roma, dove - oltre a bruciare diversi materassi - alcuni reclusi avrebbero assaltato le infermerie. Il bilancio più drammatico lo ha registrato la struttura di Modena: sei i detenuti deceduti, quattro in prognosi riservata e gravi danni all'interno.  Sono lentamente rientrate le proteste: a Foggia i detenuti avrebbero chiesto 72 ore chiedendo di "negoziare" con il prefetto, rifiutandosi ancora di rientrare nelle sezioni. In molti avanzano "atti di clemenza".

A Genova i carcerati hanno iniziato a sbattere le stoviglie contro le sbarre delle loro celle e a urlare e alcuni hanno anche bruciato le lenzuola. "Il peggio potrebbe arrivare - spiega il segretario regionale del Sappe Michele Lorenzo - quando i detenuti si ammasseranno per le scale per potere usufruire dell'ora d'aria. E quindi potrebbero inscenare proteste più violente". All’inizio dell’emergenza Covid-19, era stato limitato il numero dei parenti in visita. Con il decreto del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 colloqui si svolgeranno in modalità telefonica o video. Inoltre, vengono limitati i permessi la libertà vigilata e si raccomanda di “modificare i relativi regimi in modo da evitare l'uscita e il rientro dalle carceri, valutando la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare”.

“Sono momenti drammatici e convulsi nei quali da donne e uomini di Stato pensiamo per prima cosa a difendere le istituzioni democratiche e la sicurezza dei cittadini, dunque abbiamo notizie del tutto parziali e frammentarie, ma univoche nel raccontare gravi tensioni e disordini in molti istituti penitenziari del Paese. Solo ieri sera, da ultimo, avevamo detto che le carceri finiranno per essere il banco di prova finale del Governo, anche perché nessuno che conosca il carcere poteva non sapere quello che si sarebbe verificato”, spiega Fabio Pagani, per la UILPA Polizia Penitenziaria.

“Lo ribadisco non si dica che quanto sta accadendo è per il coronavirus, ma è con il coronavirus, perché il grave stato emergenziale che attanaglia le carceri, i detenuti e chi vi opera è in essere da troppo tempo e solo l’improvvisazione di chi ha il dovere di gestirle politicamente, per conto dei cittadini, poteva non prevedere quello che sta accadendo in queste ore - ciò che ci preoccupa è il sovraffollamento e la gestione degli arrestati (da porre in quarantena per 14 giorni), posti disponibili sia a Marassi che ad Imperia sono esauriti . Ora speriamo che si limitino i danni e tutto rientri nella normalità, ma immediatamente dopo nessuno potrà più far finta di niente", conclude Pagani.

"Con diverse carceri in rivolta in tutta Italia, gli agenti della polizia penitenziaria stanno rischiando la loro vita per difendere la sicurezza di tutti noi. Siamo vicini a tutti gli uomini e le donne in divisa, impegnati a fronteggiare questa emergenza", ha scritto su Facebook il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, riferendosi anche ai momenti di tensione registrati nelle scorse ore anche a Genova e La Spezia. Secondo Toti, "servono immediati provvedimenti per sedare le rivolte, pene severe per chi aggredisce un agente dello Stato, risposte ferme, ma soprattutto chiare per affrontare su tutti i fronti una situazione che rischia di sfuggirci di mano".

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