MOTORI

Si attende il nuovo decreto governativo per una possibile data

Rally al tempo del coronavirus, pronto il protocollo per ripartire

sabato 23 maggio 2020
Rally al tempo del coronavirus, pronto il protocollo per ripartire

GENOVA - I rally possono accendere i motori. In attesa del via libera del ministro allo Sport Vincenzo Spadafora, tutte le parti coinvolte, dagli organizzatoti ai team fino ad Aci Sport, stanno cercando di mettere insieme tutte le soluzioni possibili per far tornare le competizioni su strada. Complice un clima nazionale decisamente migliore, con le curve in continua discesa sulla diffusione del Covid-19, l’ottimismo è tornato a popolare i paddock e le officine.

Secondo da quanto trapela in ambienti vicini ad Aci Sport le linee guida per la ripresa dei rally in Italia sarebbero cosa fatta. Il documento, in fase di approvazione, contiene le modalità che consentirebbero agli organizzatori di prendere in considerazione la ripresa dell'attività agonistica, in attesa di sapere dal Governo quando sarà fissata la fatidica data.

Il protocollo per le competizioni non sarebbe molto diverso da quello recentemente pubblicato per i test, con l’aggiunta delle norme per la gestione del pubblico e degli spazi comuni, che restano comunque uno degli argomenti più spinosi.

Il nuovo calendario sarà stilato secondo una priorità stabilita dalle validità delle gare, con precedenza al Campionato Italiano Rally, seguito da Campionato Italiano Rally Terra, Campionato Italiano WRC e Coppa Rally di Zona. Tutto però dipenderà dalla nuova collocazione del Rally D’Italia Sardegna, valido per il mondiale WRC e che ha la priorità assoluta.

Per gli organizzatori, preoccupati da un possibile aumento dei costi legato alle nuove norme, si apre uno spiraglio di positività, dato che le gare saranno più corte e su una sola tappa. Chilometraggi ridotti rispettivamente a massimo 100km di prove speciali per il CIR, 70km per il CIWRC e 60km per le gare di zona, numeri che si traducono in un risparmio notevole per l’allestimento del percorso, una voce che incide in maniera importante sui bilanci degli organizzatori, che si troveranno a fare i conti con una fuga di sponsor derivata dalla grave crisi economica generata da due mesi di lockdown e con un numero di partecipanti probabilmente ridotto per ragioni simili.

Le nuove regole, ancora da smussare, preoccupano leggermente gli equipaggi, dato che sembra possibile l’obbligo dell’uso dei guanti per i navigatori, da sempre esentati dalla norma per chiare ragioni di praticità e sicurezza. Anche per quanto riguarda il volto ed i caschi sembra si stia andando nella giusta direzione: caschi integrali senza altri accessori o caschi Jet con visiera e sottocasco alzato su naso e bocca, evitando il poco pratico uso della mascherina in abitacolo.

I parchi assistenza saranno chiusi al pubblico e con ingressi controllati per tutti gli addetti ai lavori autorizzati, mentre su ogni vettura potranno operare al massimo quattro meccanici, con due operatori aggiuntivi per ogni auto dello stesso team. La gestione del pubblico sulle prove speciali resta un’incognita, ma l’autorizzazione delle grandi gare ciclistiche incontrerebbe lo stesso problema e, a livello normativo, a nessuno potrebbe essere vietato di stazionare a bordo strada in una posizione di sicurezza e mantenendo lo stesso distanziamento sociale che stiamo rispettando camminando per strada o al parco. Il bicchiere al momento sembra finalmente mezzo pieno e, pur con tutte le limitazioni del caso, sembra che i motori possano davvero tornare ad accendersi. Governo permettendo.

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