CRONACA

La protesta contro la misura voluta dal ministro Bonafede

Prescrizione, gli avvocati scendono in piazza: corteo a Genova per dire no all'abolizione

venerdý 06 dicembre 2019

A Genova si Ŕ svolto l'evento 'La prescrizione, il processo.... e il cittadino?' organizzato dagli avvocati. I legali con la toga, si sono ritrovati davanti al Palazzo di Giustizia e in "corteo" hanno raggiunto il Centro formazione e cultura dell'Ordine degli avvocati. Per Stefano Sambugaro, consigliere dell'ordine forense, "il problema reale riguarda la durata del processo"


GENOVA - Un corteo in toga per protestare contro la 'norma Bonafede' sulla prescrizione. Avvocati in piazza a Genova per manifestare contro la norma introdotta dal governo di introdurre l'abolizione della prescrizione a partire dal primo gennaio 2020. All'interno del Palazzo di Giustizia genovese si svolge un convegno dove gli avvocati raccontano alla cittadinanza cosa cambia con l'abolizione dell'istituto della prescrizione all'interno del sistema giudiziario italiano.

"Creerà un disastro - spiega Stefano Sambugaro, consigliere dell'ordine degli avvocati di Genova -. Di fatto il cittadino che incappa nella giustizia si trova indagato e il termine della sua situazione, cambiando la norma, sara 'mai'. Oggi il processo deve avvenire entro un tempo determinato, con la modifica la persona offesa e l'imputato lo saranno per sempre".

LA VICENDA - Dal primo gennaio entra in vigore una norma inserita nella 'Legge Spazzacorrotti' che di fatto abolisce l’istituto della prescrizione dei reati dopo la pronuncia della sentenza di primo grado. Una decisione portata avanti con forza dal ministro Pentastellato del Governo Conte, Alfonso Bonafede. Il mondo degli avvocati giudica la misura negativamente in quanto porterà il cittadino invischiato all'interno di un processo al pari di un 'eterno giudicabile' e di conseguenza privo di certezze sul proprio futuro.

IL COMMENTO DEGLI AVVOCATI - L'assenza della prescrizione porta con se diverse situazioni: "Il cittadino con carico pendente non può fare ad esempio concorsi pubblici o ancora domanda per il porto d'armi - spiega l'avvocato Sambugaro -, inoltre anche la persona offesa resta condizionata da questa misura, fino a quando il processo non sarà arrivato al termine non potrà rivalersi economicamente in tema civile. La prescrizione arriva dopo un decennio, se lo Stato non riesce a giudicare prima non può pagare il cittadino".

Per questo il mondo degli avvocati penalisti liguri così come nel resto d'Italia ha deciso di astenersi dal lavoro dal 2 al 6 dicembre 2019. Mentre il 6 dicembre tutta l'avvocatura si ferma: niente udienze, niente attività. "Stiamo facendo degli incontri con la cittadinanza per spiegare la situazione e cosa comporta una misura del genere - racconta Fabiana Cilio, segretario della Camera Penale regionale della Liguria -. Davanti alla Cassazione a Roma ci sono centinaia di avvocati che spiegano cosa vuol dire una misura così che darebbe vita alla figura dell'imputato per sempre. Ricordiamo che esiste la presunzione di innocenza, e poi c'è la finalità rieducativa della pena. Non ha senso che una persona che ha commesso un reato a 20 anni venga giudicato quando ne ha 40 e ha una vita diversa" spiega ancora Cilio.

I DATI - In Italia i dati diffusi dal ministero della Giustizia mostrano che la durata media di un processo civile è di otto anni, quella di un processo amministrativa è di cinque anni abbondanti e quella di un processo penale di tre anni e nove mesi. Il confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea è approssimativo, considerate le differenze tra i vari sistemi giudiziari e l’assenza di dati per tutti gli Stati. Dai dati della Commissione del Consiglio d’Europa che si occupa dell’efficienza dei sistemi giudiziari risulta in modo chiaro che l’Italia si trovi nelle ultime posizioni della classifica. Inoltre in Italia, sempre secondo i dati del ministero della Giustizia, il 62% dei processi penali non arriva in aula, ossia cade in prescrizione durante lo svolgimento delle indagini. Il tempo medio per un singolo fascicolo di rilevanza penale che approda in aula e attraversa i tre gradi di giudizio è di 1.444 giorni, quasi quattro anni.

LO SCONTRO INTERNO AL GOVERNO - La vicenda porta con sè comunque delle conseguenze all'interno della maggioranza di governo. "La questione che noi poniamo è che se si decide di lasciare l'interruzione della Prescrizione al primo grado di giudizio, come avvenuto con la cosiddetta norma 'Bongiorno-Bonafede' , ci sia anche una modifica del processo che garantisca che il processo abbia tempi certi. Questo è il punto fondamentale. Sono convinto del fatto che ora, anziche' delle dichiarazioni a distanza, si tratti di lavorare, vedersi e cercare un punto d'intesa che mi pare sia possibile". Lo ha detto il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. "Credo - ha continuato Orlando - che si debba lavorare per un'intesa, basta che ognuno faccia un passo nella direzione dell'altro, se tutti e due stanno fermi l'intesa non si trova". Pronta la risposta del leader del M5s Luigi Di Maio: "Noi non possiamo arretrare. Ci sarà una intesa sui tempi dei processi ma il primo gennaio entra in vigore".

MODIFICHE AL PROCESSO CIVILE -  Dimezzare i tempi dei processi civili: in attesa che si trovi una quadra nella maggioranza sulla riforma del processo penale e sull'avvio della prescrizione, il governo vara il nuovo processo civile. Una riforma, assicura il guardasigilli Bonafede, considerata "prioritaria dal 90% degli italiani". Meno norme e poche regole che valgono per tutti i gradi del processo e' la filosofia della riforma che punta ad incidere sulla disciplina del contenzioso civile, nell'ottica della "semplificazione, della speditezza e della razionalizzazione delle procedure" salvaguardando allo stesso tempo il rispetto delle garanzie del contraddittorio. "Attrarremo piu' investitori" assicura il premier Giuseppe Conte che assieme al ministro della Giustizia scende in sala stampa per rassicurare anche sulle tensioni in corso nella maggioranza sulla prescrizione e ribadire: "assicureremo la ragionevole durata dei processi ma" la norma sulla prescrizione "in vigore dal 1 gennaio va mantenuta". "Siamo al lavoro e sono sicuro che raggiungeremo un'intesa per poter garantire la ragionevole durata dei processi" ripete Bonafede.

Che insiste pero' su un punto imprescindibile: "non e' possibile pensare che dopo la sentenza di primo grado non ci sia una risposta dello Stato, che sia di assoluzione o di condanna". Quanto invece alla riforma del civile, il ministro ha spiegato che si passa "da tre riti ad un rito" e che ci sara' un solo atto introduttivo: il ricorso. Anche il perimetro della causa verra' " definito 10 giorni prima che le parti compaiano davanti al giudice". Inoltre verranno eliminati i tempi morti, con la riduzione del numero delle udienze e l'eliminazione dell'udienza di precisazione delle conclusioni. Ridotti anche i casi in cui il tribunale giudichera' in composizione collegiale, modello che verra' applicato anche al rito collegiale e a quello d'appello. La riforma elimina il rito Fornero nel diritto del lavoro ("una pagine triste della storia politica e giudiziaria", spiega Bonafede) e particolare attenzione viene riservata dal testo al procedimento per lo scioglimento delle comunioni, che risulta oggi tra quelli con durata piu' elevata. E sempre per smaltire gli arretrati e facilitare il lavoro dei giudici ci saranno "sanzioni" per chi intraprende cause temerarie. Infine ci sara' il divieto per l'ufficiale giudiziario di fare la notifica cartacea se il destinatario ha un indirizzo Pec o se ha un indirizzo digitale. Sara' tutto digitalizzato, e sulla digitalizzazione verra' fatto un vero investimento. Insomma, conclude il Guardasigilli, "nel codice di procedura civile ci saranno meno regole valide per tutti i processi".

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