CRONACA

Da Genova oltre 30 pullman di pellegrini all'anno

Medjugorje, un atto di fede

mercoledý 29 luglio 2015

La Chiesa non ha ancora certificato come miracolo le apparizioni a Medjugorje. Ma ormai da tempo il paese della Bosnia Erzegovina Ŕ meta di un pellegrinaggio che va al di lÓ di quella che sarÓ la sentenza delle istituzioni vaticane.


MEDJUGORJE - La Chiesa non ha ancora certificato come miracolo le apparizioni a Medjugorje. Ma ormai da tempo il paese della Bosnia Erzegovina è meta di un pellegrinaggio che va al di là di quella che sarà la sentenza delle istituzioni vaticane. E’ un grande fenomeno di fede e di popolo. La nostra Tiziana Oberti si è unita a una delle tante comitive che partono anche dalla Liguria e ha realizzato questo servizio speciale, nel quale ci racconta come si sviluppa, quotidianamente, il grande mistero umano e religioso di Medjugorje. 

Medjugorje è sassi, terra rossa, pietre lisciate si dice dai tanti pellegrini ma anche dalle lacrime. E’ il canto delle cicale che non ti abbandona mai e che  già al mattino presto sale forte e incessante. Medjugorie sono i piedi scalzi che salgono il Podbrdo, la collina delle apparizioni, e il Krizevac a ogni ora del giorno e della notte. Sono i rosari che tutti i pellegrini portano al collo e nelle mani. Sono le preghiere dette in diverse lingue ma che sembrano un unico coro. Medjugorje è anche un via vai di pullman che portano pellegrini da ogni parte, sono i negozi che vendono statue, crocefissi, rosari, cappelli per ripararsi da temperature che a luglio superano i 40 gradi. Si dice che chi arriva qui è perché riceve una ‘chiamata’, non per tutti ovviamente uguale, ma c’è anche chi qui viene per curiosità, per scetticismo, o solo per accompagnare un parente o un amico, tutti, però, tornano a casa con qualcosa in più, i fortunati con il dono di una rinnovata fede, per gli altri una constatazione: qui si prega e tanto, e si avverte un clima di pace.

Era il pomeriggio del 24 giugno 1981 a Biakovici, una delle frazioni di Medjugorje, in Iugoslavia ora Bosnia Erzegovina, quando due ragazze e poi altri quattro coetanei dissero di aver visto sulla collina una donna giovane e bellissima su una piccola nube, con un bimbo tra le braccia, loro spaventati scapparono. Il giorno dopo alcuni di questi ragazzi ritornarono sul luogo alla stessa ora, intorno alle 18,40. Lì sei di loro, tra i quali quattro che l’avevano vista il giorno precedente più due che invece si erano aggiunti in quel secondo giorno, l’avrebbero rivista, e da allora le apparizioni sarebbero continuate nonostante i divieti, gli interrogatori, le minacce della polizia comunista. Attualmente tre sono i veggenti che avrebbero le apparizioni ogni giorno uno di questi è Ivan Dragicevic. Alle 16 la sua testimonianza dall'altare esterno della chiesa davanti a centinaia i persone che cercano di ripararsi dal sole sotto gli alberi.

“Tutti i giorni io mi chiedo perché proprio io? Perché madre?” Lei mi ha risposto “io non cerco mai i migliori”. Parla con voce calma che trasmette tranquillità: “In 34 anni la Madonna ci ha dato tanti messaggi, se ci fermiamo a quelli più importanti: pace, confessione, preghiera del cuore, perdono, eucarestia, lettura della bibbia.” C’è chi dice che ripete sempre le stesse cose e perché una mamma non ripete a suo figlio sempre le stesse cose?”

Tra i frutti di Medjugorje ci sono le molte comunità che qui sono arrivate come il Cenacolo. La comunità venne fondata nel 1983 da Suor Elvira, quasi 40 spesi in favore dei giovani che hanno sperimentato droga, alcol, disagi, insicurezze, a quel loro urlo disperato che lei ha deciso di ascoltare

Un’altra esperienza che racconta come la vita può essere cambiata dalla preghiera è l’orfanotrofio di suor Cornelia che ospita bambini abbandonati durante la guerra, e anziani soli.  La sua arma è un sorriso che coinvolge chiunque la incontri e l’abbandono alla provvidenza. Non ha rendite fisse eppure ogni giorno sfama più di 200 persone, come ama ripetere “mi occupo ma non mi preoccupo”

Molto si è detto e scritto nelle ultime settimane su Medjugorje attribuendo alla frase di papa Francesco “la Madonna non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni” una chiara indicazione negativa sulle apparizioni ma nessuna decisione ufficiale è stata presa in merito alle apparizioni. Gli organismi istituzionali della Congregazione per la dottrina della fede non si sono ancora riuniti per esaminare il dossier e le conclusioni del lavoro lungo e articolato della commissione guidata dal cardinale Camillo Ruini che ha concluso i suoi lavori l'anno scorso dopo 4 anni. La prossima riunione si terrà dopo l'estate, non è escluso che possa slittare a dopo la conclusione del Sinodo di ottobre. Ciò significa che ci si deve attendere un pronunciamento non prima dell'autunno 2015. È probabile che venga separato il giudizio sull'eventuale soprannaturalità di un fenomeno ancora non concluso dal giudizio sui frutti spirituali riscontrabili tra i pellegrini.

Tra i sassi su quella collina brulla ci sono incontri, sensazioni, emozioni che è difficile raccontare perché toccano e trasformano il cuore anche dei più duri. Lì tutto appare più semplice ecco perché il vero pellegrinaggio comincia quando si torna a casa.

Medjugorje è un posto dove la gente arriva e ritrova se stessa e dove si sente il tocco di Dio.

“L’importante – ricordano i veggenti – è vederla con il cuore non con gli occhi”. Medjugorie è un atto di fede.

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