IL COMMENTO


La crisi Carige e la fine della banca del territorio

di Maurizio Rossi

giovedý 03 gennaio 2019
La crisi Carige e la fine della banca del territorio

 Meraviglia che ancor oggi, nonostante quanto stia accadendo alla nostra banca, i commenti dei vari politici e imprenditori siano parole ormai molto lontane dalla realtà: “Carige deve restare banca del territorio!”

La trasformazione del sistema bancario nazionale ed europeo cancella questa “tipologia di banca” e ben venga! Anzi, sono proprio queste banche di cui dovremmo diffidare, che hanno assistito oltre ogni limite dell’immaginabile aziende cotte, sotto capitalizzate, con azionisti che in taluni vergognosi casi si sono portati via, con alchimie contabili, decine di milioni di euro su conti esteri offshore.

E spesso hanno tenuto in piedi soggetti creando anche una sorta di concorrenza sleale perpetua con ripercussioni anche sui soggetti sani e che operavano secondo leggi di mercato e non grazie ad un assistenzialismo della banca del territorio!

Quanto sta accadendo alla nostra banca è una strada segnata ormai da così tanto tempo che diventa difficile capire cosa abbia spinto i Malacalza a entrare in un’attività in cui non basta essere azionista di maggioranza per comandare. Il sistema bancario giustamente deve proteggere azionisti, obbligazionisti, correntisti e ovviamente anche i dipendenti.

I riflessi della crisi di una banca vanno a contagiare tutto il sistema bancario e anche la credibilità stessa del Paese. Non è un caso che la Bce abbia preso di mira Carige, specie dopo l’operazione Antonveneta che non aveva proprio digerito. E probabilmente non ha certo giovato il rapporto tesissimo con il primario azionista tanto che sembra quasi che Bce abbia voluto proprio rimarcare la rottura nominando commissari i due amministratori già nominati da Malacalza, pochi mesi orsono, sottolineando che la strada avviata era corretta ed ora la devono condividere unicamente con loro.

Il titolo è sospeso, i tempi della riammissione verranno decisi a breve ma potranno essere lunghi. Mps restò sospesa per quasi un anno, Carige può pensare probabilmente a qualche mese. E in questo periodo si deve definire l’intera partita che vedrà un nuovo assetto azionario e una nuova governance fatta magari anche da qualche nome già ben noto.

Considerando le dichiarazioni del Premier Conte a nome di Lega e 5 Stelle che sostengono di non voler mettere un euro come Governo, sembra difficile pensare ad una partita simile a Mps e quindi si apre sempre più l’ipotesi di conversione del prestito di 320 milioni che porterebbe il sistema bancario ad avere la maggioranza relegando Malacalza a circa il 5%. Da quel momento sarebbe fattibile l’aggregazione con una banca forte, favorita sarebbe UniCredit. Dubbi potevano esserci su eventuali osservazioni da parte dell’antitrust ma sembrerebbe che l’operazione sarebbe gestibile con la vendita di alcuni sportelli anche appetibili sul mercato.

Carige quindi diventerà una banca come altre, con una forte presenza sul territorio ma con una gestione da grande banca nel bene e con i limiti che questo comporterà. Forse verrà mantenuto lo storico marchio, per sempre o per qualche anno come accaduto già’ per altre banche. Ma questo slogan ormai vecchio e fuori dai tempi della “ banca del territorio” non sarà più utilizzabile da nessuno, diverse banche cercheranno come già hanno fatto anche in questi anni di crisi di Carige, di accaparrarsi il mercato, ci sarà, auguriamoci, una sana e positiva concorrenza del sistema bancario e le istituzioni dovranno trovare i modi di esercitare un ruolo di garanzia per i piccoli soggetti che magari non potrebbero accedere a finanziamenti, operazioni possibili con le banche non tanto del territorio ma che abbiano solo voglia di lavorare sul nostro territorio.

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