CRONACA

Riserva per farsi interrogare al depositato delle motivazioni del Riesame

Inchiesta sui falsi report dei viadotti, GalatÓ non si presenta davanti ai pm

giovedý 21 novembre 2019
Inchiesta sui falsi report dei viadotti, GalatÓ non si presenta davanti ai pm

GENOVA - Ha comunicato al pubblico ministero di avvalersi della facoltà di non rispondere Antonio Galatà, l'ex amministratore delegato di Spea indagato nell'ambito dei falsi report sullo stato di salute dei viadotti autostradali. Il manager, difeso dagli avvocati Francesco Tagliaferri e da Roberta Boccadamo, si è riservato di farsi interrogare quando verranno depositate le motivazioni del tribunale del Riesame che aveva accolto la richiesta della procura di interdire per un anno Galatà e altre 10 persone di Spea, la società controllata che si occupava di manutenzione e monitoraggio.

Da un documento trovato dagli investigatori, di recente è emerso che - fin dal 2014 - Autostrade per l'Italia sapeva che il Ponte Morandi era a "rischio crollo". Secondo gli inquirenti il rischio era conosciuto anche da Atlantia, la società capofila e dal ministero delle Infrastrutture visto che alle sedute del cda partecipava un rappresentante del governo, membro del consiglio sindacale.

REPORT SEQUESTRATO DALLA GDF -  Quel "documento di programmazione del rischio", stilato dall'Ufficio rischio di Autostrade è passato dai vari consigli di amministrazione sia di Aspi che di Atlantia. Dal 2014 al 2016 per il Morandi si parla di "rischio crollo", dal 2017 la dicitura diventa "rischio perdita stabilità". I magistrati che indagano sul crollo del viadotto, avvenuto il 14 agosto del 2018 causando 43 vittime, vogliono capire perché il progetto di consolidamento del Ponte Morandi (retroffiting) soltanto nel febbraio del 2018 sia stato sottoposto alla valutazione del provveditorato delle opere pubbliche e nel giugno sia giunto al Mit nonostante il "rischio crollo" fosse stato già certificato 4 anni prima. I lavori sarebbero dovuti iniziare nell'autunno del 2018. (CLICCA QUI)

IL MINISTRO: "CHI SBAGLIA DEVE PAGARE" - "E' del tutto evidente che chi ha in custodia un bene pubblico come una strada, un ponte, una galleria, deve sapere che sta svolgendo in quel momento un ruolo pubblico che è molto di più di un qualunque altro normale lavoro. Se non si assume questa responsabilità o fa altro o la deve pagare", ha detto il ministro dei trasporti e infrastrutture Paola De Micheli commentando le ultime notizie sul rischio crollo emerso nel 2014.

L'INQUIETUDINE DEL GOVERNATORE TOTI - Il presidente della Regione, Giovanni Toti, commenta la notizia secondo cui i vertici del ministero delle Infrastrutture nel 2015 erano a conoscenza del 'rischio crollo' del ponte Morandi definendola "una delle ragioni per cui siamo molto inquieti in Liguria, le istituzioni locali non hanno alcun potere di sindacato ispettivo" sulla rete autostradale. "Ho chiesto al Mit già due volte un report sulle autostrade liguri, ho scritto al Mit per avere notizie sulle gallerie della Liguria, come sapete noi abbiamo autostrade piene di gallerie, ma non mi ha mai risposto nessuno. Ho chiesto al Mit notizie sui viadotti della Liguria, ma non mi ha mai risposto nessuno", ha concluso Toti.

IL MINISTRO DI MAIO - Su Alitalia a un certo punto "si è fatta avanti Atlantia, che poi ha fatto marcia indietro. Se pensavano che entrando in Alitalia non gli avremmo tolto le concessioni" autostradali "si sbagliavano: i morti del ponte Morandi non si barattano con nessuno". Ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio giudicando "poco serio" il comportamento dei Benetton. "E' un anno che cerchiamo di togliere le concessioni, c'è una battaglia legale, la vinceremo". ha aggiunto Di Maio in riferimento alle nuove polemiche relative all'allarme ignorato da Atlantia sul rischio crollo del Morandi.

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