IL COMMENTO


Chi si prende la Liguria? I problemi dell'ircocervo Pd e 5stelle

di Franco Manzitti

mercoledý 28 agosto 2019
Chi si prende la Liguria? I problemi dell'ircocervo Pd e 5stelle

 Non so se l’alleanza che si sta formando a Roma tra Pd e 5 Stelle, il secondo “mostro” giallo rosso dopo quello giallo verde che ci ha portato all'odierno scatafascio, sarà politicamente tanto forte da reggere fino alla prossima campagna regionale ligure.

Non so, quindi, se questo “ircocervo” riuscirà a generare un candidato unico che copra le differenze abissali, le divergenze croniche di queste due formazioni, un partito e un Movimento, capace di correre efficacemente contro Giovanni Toti, il campione della alleanza Lega, Fratelli d’Italia, Cambiamo e chissà chi altro.

Non sono neppure certo che la sfida sarà raccolta dall'attuale governatore della Liguria, che sembrava chiamato a ruoli nazionali molto impegnativi e non tanto compatibili - secondo il mio parere - con il compito, oggi più che mai oneroso, di governare la Liguria, dopo un ciclo come quello in corso.

Come ha scritto giustamente Vittorio Coletti, il prossimo candidato alla presidenza regionale dovrà avere caratteristiche particolari di capacità mediatica, richiesta dalla politica di oggi, ma anche di sostanza di governo. Il noto professore, gran maestro di grammatica italiana, ma anche di quella politica, applica il suo ragionamento all'eventuale candidato del centro sinistra, scontando che il suo avversario sia Toti, gran maestro, a sua volta, della comunicazione.

Contro Toti, se sarà lui, ci vuole un personaggio che sappia “apparire”, comunicare, ma che non si limiti a questo, come le recenti vicende politiche nazionali ci insegnano. Un Salvini, un Di Maio non sono sufficienti. Aggiungo: sopratutto davanti a una amministrazione regionale, nella quale la pragmaticità del governo diventerà essenziale. Non credo che questo candidato “ircocervo” sia già comparso sulla scena o possa uscire dal cilindro di personaggi già alla ribalta, come Pinotti, Paita, anche come il già promettente Lorenzo Basso. Abbiamo sull'altro fronte dello schieramento un esempio illuminante con la scelta di Marco Bucci, sindaco pescato anni fa dalla Destra, grazie all'intuizione di Edoardo Rixi.

Bucci è stato estratto da un anonimato politico totale, scelto in una azienda molto ben visibile per chi aveva gli occhi per vedere. Certamente un candidato presidente regionale deve avere caratteristiche diverse dal pragmatismo manageriale ed efficiente di un Bucci, per sua natura apolitico o prepolitico. Bucci è un modello perfetto per fare il sindaco. Ho ascoltato con perplessità le voci che lo ipotizzavano al posto di Toti, in casa di una sua fuga “nazionale.”

Governare la regione è tutt'altro, è un lavoro più politico, meno pragmatico. Ma il criterio di scelta della candidatura potrebbe essere lo stesso, con l’occhio rivolto fuori dagli schieramenti politici. La società genovese e ligure “pullula” di figure che potrebbero avere le caratteristiche utili, ma che magari non hanno la disponibilità a scendere in campo.

L’ircocervo Pd-5 Stelle deve apprestarsi a questo compito, sempre che l’alleanza duri e che il dialogo tra queste forze sia efficace anche in Liguria. Anche su questo ho i miei dubbi. A Genova e in Liguria i 5 Stelle non hanno ( e forse non potrebbero avere) alcuna cultura di governo e il Pd mi sembra ancora sclerotizzato nelle sue figure di passaggio e in qualche monumento del passato che regge ai grandi cambiamenti sopratutto per mancanza di un ricambio efficace.



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