IL COMMENTO

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Autostrade, un atto di civiltÓ la revoca della concessione

di Luigi Leone

martedý 02 luglio 2019
Autostrade, un atto di civiltÓ la revoca della concessione

Con tutti i soldi che buttiamo via, in termini di disservizi, corruzione, evasione fiscale e via elencando, beh questi almeno servirebbero a toglierci una soddisfazione. Una bella soddisfazione. Perché diciamoci la verità: in un Paese normale, guidato da una politica normale, fatto di imprese normali, Autostrade si sarebbe vista revocare le concessioni autostradali subito dopo la tragedia del Ponte Morandi. A quasi un anno di distanza da quel fatidico 14 agosto, con 43 vittime sulla schiena, decine di feriti, centinaia di sfollati e una città e una regione ancora spaccati in due, siamo qui a discutere se sia giusto o meno punire Autostrade con la disdetta delle concessioni.

Avere dei dubbi è proprio delle persone intelligenti, ma quando questi dubbi cominciano a diventare strumentali e somigliano sempre più ad un modo furbastro di prendere tempo, lasciando intatta tuo le cose come stanno, allora questi dubbi diventano "pelosi", quindi inaccettabili.

Il ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture Danilo Toninelli non è esattamente un campione di simpatia. Probabilmente, neppure di competenza. Ma su questa storia, fin dall'inizio gli va riconosciuto, dice una cosa di assoluto è pacifico buon senso: quando viene meno il rapporto di fiducia, come fai ad andare avanti in una concessione? E che il rapporto di fiducia sia venuto meno non si può discutere. Certo che toccherà alla magistratura accertare le responsabilità personali, penali e civili, ma politicamente se una società che ha in concessione un bene pubblico quel bene lo fa crollare trascinandosi dietro decine di persone, beh c'è poco da discutere.

Alcuni osservano che dopo la tragedia Autostrade la sua parte comunque l'ha fatta. Ci sarebbe pure mancato altro! Ma accanto agli interventi riparatori, bisogna e registrare atteggiamenti che sono stati nelle migliori delle ipotesi arroganti, forse superficiali, persino colposi. Ma quando si legge di incarichi manutentivi del Morandi prima affidati e poi rapidamente revocati perché avevano il torto di costare troppo, allora politicamente non c'è più niente da salvare nel rapporto fra lo Stato, rappresentato dal governo di turno, e la società che ha in capo la concessione.

In questi giorni molte polemiche si sono alimentate anche del ruolo della famiglia Benetton, cui fa capo Autostrade attraverso Atlantia. Toninelli e il vicepremier Luigi Di Maio hanno usato parole di fuoco nei loro confronti, mentre l'altro vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini è stato sicuramente più morbido. Anche qui, però, bisogna essere chiari. I Benetton, che lucrano milioni ogni anno grazie alle concessioni autostradali, non è che abbiano dimostrato grande sensibilità verso le vittime, in senso lato, del Morandi. All'indomani della tragedia hanno tenuto l'abituale ricevimento di Ferragosto e hanno impiegato dei mesi prima di far sentire una voce che fosse di cordoglio e condivisione, almeno formale.

Perché di sostanziale Autostrade ha sì messo mano al portafogli per fare ciò che era semplicemente dovuto, ma ha contestato puntualmente chiunque abbia cercato di inchiodarla alle proprie responsabilità, in qualunque sede ciò possa essere avvenuto. E quanto ai manager, sotto la cui gestione è avvenuto quel che è avvenuto, nessuno risulta essere stato rimosso per il solo fatto di essersi reso colpevole della tragedia, anche agli occhi della proprietà Benetton. Macché, niente di tutto questo.

E noi dovremmo star qui a discutere se sia giusto o meno revocare la concessione? Chi è contrario, anche se una commissione tecnico-giuridica dice che si può fare, tira in ballo i possibili costi. Siccome chi c'era prima al governo ha pensato bene di blindare Autostrade, chissà poi per quale ragione (e francamente verrebbe anche di pensar male!), questi costi potrebbero arrivare a 22, forse 25 miliardi. Certo, prima occorre che Autostrade trovi un tribunale che le dia ragione. Ma anche se accadesse e se davvero dovessimo sborsare 22 o 25 miliardi, beh chissenefrega. Per una volta, nessun cittadino normale piangerebbe su quel denaro versato. Fermo restando che sarebbe poi da chiedere a certi signori politici perché hanno confezionato il contratto con Autostrade in un modo così vergognosamente a favore del privato, contro l'interesse pubblico.

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