CRONACA

Nel bosco di Rossiglione pezzi di cemento e pluviali staccati

A26, ispezione sul viadotto Piani? Impossibile, porticina bloccata dai detriti dei piloni

di Giorgia Fabiocchi

giovedì 09 gennaio 2020



GENOVA - Una camminata in salita, nel bosco di Rossiglione, tra cespugli, arbusti e la classica brina invernale, si trasforma, mano a mano che si sale, in un percorso ad ostacoli tra ferri arrugginiti, pluviali, pezzi di cemento e cartelli autostradali, crollati dall’alto. È questo lo scenario a cui si assiste, sulle alture della Valle Stura, una volta raggiunti i piloni del viadotto Piani, nel tratto autostradale della A26, tra Ovada e Masone.

Ma non è finita qui, a rendere ancora più inquietante la condizione delle pile è la presenza di pezzi di cemento accatastati davanti alla porticina d’accesso al pilone, necessaria per effettuare verifiche ed ispezioni. E quindi, a questo punto, la domanda sorge spontanea: da quanto tempo non si effettuano controlli? Da quanto tempo questo materiale si scrosta e crolla davanti all’ingresso, impedendone l’entrata? Sono quesiti che partono da noi, dalla nostra inchiesta, ma innanzitutto da loro, dagli abitanti della Valle Stura, da tutti coloro che quotidianamente attraversano quel tratto autostradale, con la paura e il terrore negli occhi.

A scoprire questa condizione degradante e pericolante è stato il signor Renzo che, durante un’escursione tra i boschi della valle, si è trovato sotto le suole delle scarpe da trekking pezzi di cemento, ferri arrugginiti che fungono da sostegno alla struttura, tubi di plastica, dischi di metallo, cerchioni d’auto. “Già l’estate scorsa era in condizioni deplorevoli e adesso è peggiorato decisamente, ho scattato delle foto per portare a conoscenza lo stato di questi pilastri che oramai da anni sono in condizioni da paura”, racconta a Primocanale Renzo Sciutto, abitante di Rossiglione. E così, tra una foto e l’altra, tra uno sfogo e l’altro, i residenti della zona hanno creato un gruppo su Facebook dal titolo esplicativo: gruppo viabilità Valle Stura.

Un gruppo che non si ferma allo scambio via social ma che si incontra, saltuariamente, per confrontarsi e condividere pensieri, scoperte, spesso spiacevoli, come in questo caso, ma che alimenta comunanza e solidarietà. Chi oggi si è fatto portavoce delle preoccupazioni del gruppo viabilità Valle Stura è Giacomo Oliveri, abitante di Rossiglione, che quotidianamente percorre la tratta Masone-Ovada: “Io in casa mia non lascerei una condizione del genere, io la valuterei ed approfonderei, per noi cittadini questa (Valle Stura ndr) è casa nostra”.

Arriva quindi così, direttamente dai microfoni di Primocanale, l’appello di Giacomo Oliveri: “Qualcuno venga a controllare, questo degrado non può andare avanti e deve essere in qualche modo contenuto, ci si deve porre rimedio”. E se i pezzi di cemento che crollano fanno impressione, anche i pluviali che si staccano senza svolgere il proprio lavoro, quello di far defluire l’acqua, non sono da meno. Nel frattempo l’acqua, e il sale che viene sparso per evitare che le strade ghiaccino, corrodono e usurano sempre di più i piloni del viadotto Piani. Un controllo, un sopralluogo, questo è quello che chiedono gli abitanti della valle, senza fare allarmismo, ne tantomeno terrorismo.

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