L'interprete di 'Stabat mater' Fabrizia Sacchi e il regista Luca GuadagninoNel panorama del teatro contemporaneo italiano, Stabat Mater di Antonio Tarantino è considerato uno dei testi più radicali e disturbanti degli ultimi decenni. Un’opera che scava senza protezioni nel dolore, nella marginalità e nella colpa partendo dalla celebre preghiera del XIII Secolo attribuita a Jacopone da Todi che fa riferimento alla permanenza di Maria di Nazareth ai piedi della croce del Cristo per assumersi il compito di rendere attuale la sua figura trasferendola sulle rive della realtà e del tempo presente. La madre di Tarantino è una ragazza-madre prostituta. Il padre di quel figlio che lei attende è sposato con un’altra e il ragazzo sul quale riponeva grandi speranze viene arrestato in quanto terrorista. E' una donna sola, emigrante del Sud a Torino, che vomita al mondo la sua disperazione e lo fa con ironia e sarcasmo.
Uno spazio scenico ridotto all'osso e quasi astratto
Lo spettacolo, un monologo interpretato da Fabrizia Sacchi arriva nella Sala Campana dei Teatri di s. Agostino dal 20 al 22 gennaio a firma di Luca Guadagnino, celebre regista cinematografico, autore di film come Chiamami col tuo nome, Suspiria, Challengers e il recente After the hunt, che qui fa il suo esordio in campo teatrale affrontandolo in maniera essenziale e rigorosa, evitando ogni compiacimento realistico. Lo spazio scenico è ridotto all’osso, quasi astratto, e diventa una cassa di risonanza per la parola di Tarantino che domina la scena con la sua lingua irregolare, capace di alternare violenza verbale e improvvise accensioni poetiche mescolando l'italiano con sporcature gergali.
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