Cultura e spettacolo

Il 24 gennaio 1949 nasceva uno dei maggiori talenti comici statunitensi morto purtroppo a soli trentatré anni di overdose nella stanza di un hotel di Los Angeles. Provocatorio, eccessivo e anticonformista John Belushi è stata la star indiscussa della comicità americana demenziale della fine degli anni Settanta. Al suo attivo solo otto film ma di questi ne sono bastati due, Animal House e The Blues Brothers, entrambi di John Landis, per farlo entrare nel mito.

Nato da genitori albanesi emigrati negli Stati Uniti inizia la carriera esibendosi in un locale di Chicago dove l'editore di una rivista satirica lo convince a trasferirsi a New York. Qui comincia a lavorare in un programma radiofonico che gli spalanca le porte della televisione dove si unisce al cast del neonato Saturday Night Live, uno dei programmi più longevi e di maggior successo nella storia americana che proponeva il meglio dei comici del tempo. Belushi si impone come uno spericolato mattatore con gag scatenate e straordinarie imitazioni, una su tutte quella di Joe Cocker. Tra i colleghi c'è anche Dan Aykroyd con il quale si instaura un profondo rapporto di amicizia e di lavoro e i due, con gli pseudonimi di Jake ed Elwood Blues, fondano la band dei Blues Brothers che comincia ad andare in tournée negli Stati Uniti. L'omonimo film ripropone al cinema la comicità del duo, ed è un successo strepitoso.

'The Blues Brothers' (1980), definito 'l'apocalisse del cinema musicale', racconta di due fratelli che per procurarsi i soldi necessari a pagare le tasse arretrate dall'orfanotrofio in cui sono cresciuti e scongiurarne la chiusura decidono di riunire tutti i vecchi componenti della loro band musicale. Si autodefiniscono 'in missione per conto di Dio'. Belushi e Aycroyd sono un rullo compressore impazzito per le strade di Chicago mentre al loro inseguimento si mettono una ex fidanzata tradita, un gruppo di neo-nazisti e la polizia dell'Illinois. Una pellicola ricca di numeri musicali e di cameo di artisti come James Brown, Ray Charles e Aretha Franklin. Inutile sottolineare come sia diventato un film di culto.