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3 minuti e 5 secondi di lettura
di Mario Paternostro

Arrivi da Milano a Genova con l’autostrada rifatta (non hai visto nemmeno un Tir!) mentre i tuoi amici hanno preferito salire sul treno che in 55 minuti da Centrale arriva a Principe.

Esci dal casello di Genova Ovest e giri a destra verso la potenza della Lanterna che appare in mezzo a un rigoglioso bosco di castagni. Ah, sussurri felice, le carnose castagne genovesi, da divorare accompagnate da un allegro Genepy!
Ma la freccia ti indica l’imbocco del tunnel sub-portuale. Scivoli nelle viscere dello scalo, sotto i moli coperti di containers e immagini di sfilare come un allegro besugo sotto gli scafi che reggono i palazzi a dodici piani delle navi da crociera ormeggiate sulla testa.
Quelli del treno da 55 minuti, invece, con un taxi sfrecciano in via Gramsci senza il tetto oppressivo della ex Sopraelevata che è scomparsa. Non tutta perché da corso Aurelio Saffi è diventata un’ elegante passeggiata riservata ai risciò che, usciti dal reticolo dei caruggi tirati a lucido, salgono sulla pista.

Con l’auto subacquea immagini che cosa hai sulla testa e provi un particolare “frisson”! Riemergi poco prima della Questura in un fitto uliveto che i salentini ci invidiano. Nella stagione della raccolta delle olive è un via vai di allegri carretti che trasportano il prezioso raccolto ai frantoi di Brignole, i cui vasti prati fioriscono di cime di rape per fare il sugo delle trenette e delle trofie.
Giri e ti trovi sulla spiaggia della Foce, là, dove un tempo, ante Bucci&Salis, quando governavano le tetre giunte di sinistra che pensavano solo alle fabbriche di Cornigliano affumicando gli abitanti, gli spazi erano solo ravvivati una volta all’anno, proprio a settembre dalle feste dell’Unità. Ora sei sdraiato su un lettino davanti a una foresta di baobab (adansonia digitata) importata dall’Australia.

Gli altri, sempre quelli del treno da 55 minuti, hanno preferito salire dal porto con la funivia lassù sulle montagne, tra boschi e valli d’or dove echeggia tra le aspre rupi del forte Sperone un cantico d’amor. La cabina da far invidia allo Skyway di punta Helbronner, ha valicato l’aspra collina del Lagaccio e i resti vetusti della caserma Gavoglio. Le piste di sci innevate di fresco scendono abbondanti dal Peralto per finire nello chalet del Richetto dove si gusta la più squisita fonduta della Righi Mountain, vetta che Bucci ha fatto innalzare di un centinaio di metri per fare concorrenza ad Aosta che ha già il commissario Schiavone.

Dalle sabbie della Foce beach, con un veloce metro, raggiungi il cuore dello shopping genovese: Piccapietra. E’ un vespaio vivace di boutiques, di ristoranti, mentre rapide piste per biciclette si intrecciano in via Venti Settembre con le corsie dei bus.
Le isole pedonali fatte da Pericu sono state cancellate. Ormai tutto il centro storico è aperto al traffico, con la strada di scorrimento veloce di Luccoli, la rapida salita di Soziglia e una simpatica scorribanda anche in salita del Piombo, mentre nella città storicamente avara di posti auto, sono state trasformate in parcheggi piazza delle Erbe e anche piazza della Posta Vecchia, proprio là dove si incontravano i rivoluzionari socialisti di Macchiavelli e Cerofolini.

Gli amici vorrebbero andare a visitare il cimitero di Staglieno? No problem c’è il battello che dalla Foce, navigando sul Bisagno risale velocemente le acque placide fino a Struppa dalla casa natale di Gassman. Hanno riempito di acqua del Brugneto il letto del torrente, sistemando i cinghiali in un grazioso parco animalier dove era l’Acquasola e così la popolazione delle vallate non ha più rotto le scatole con lo skymetro.

Peccato. Volevate andare a Creto col trenino di Casella? E’ fermo da alcuni mesi e chissà quando ripartirà.
Ma mi faccia il piacere…