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L’errore è di quelli tanto macroscopici da diventare aneddoto, come se a un pit stop un team di Formula 1 montasse tre ruote anziché quattro. Spiace per i protagonisti della gaffe, ma l’episodio è indicativo dello stato confusionale in cui versa la Sampdoria attuale e di una catena di comando, che in panchina dev’esserci e che, palesemente, non ha funzionato.

Andrea Pirlo si è arrabbiato moltissimo e non ha fatto nulla per nasconderlo, e anche questo è un segnale: di frustrazione davanti a una situazione in cui lavorare è sempre più complicato. Prendiamo il caso Verre: sabato, fino a due ore dalla partita, rimasto sull’altalena di una decisione da prendere, convocato o non convocato? E, alla fine, verosimilmente dopo nuovi colloqui tra il centrocampista (presente nella sede del ritiro) e la società, la scelta: no.

E anche su questo argomento il tecnico non ha mancato di rimarcare, nella conferenza stampa della vigilia e nel dopopartita, che a lui il giocatore servirebbe, eccome. Da titolare (criticabile e criticato fin che si vuole, ma titolare) nella prima metà del campionato a sopportato, dopo il no al trasferimento in Turchia. Così la Sampdoria paga un giocatore, che ha contratto fino al 30 giugno 2025 ma non lo utilizza - in piena emergenza d’organico – perché, dopo il mercato d’inverno, comanda la fretta (o la frettolosità) di risolvere la questione, se non con l’ok al trasferimento, almeno con il sì a spalmare l’ingaggio. Che sarebbe un’idea giusta (Verre ha un ingaggio sostanzioso) ma andrebbe gestita in altro modo e senza la necessità di ostentare il pugno di ferro.

Non ha toccato la squadra, semplicemente perché non gli era mai stato concesso di avvicinarvisi e di interagire con l’area tecnica, ma è storia recentissima l’uscita di scena di Marco Lanna, presidente e simbolo amatissimo, che non ha scelto di andarsene ma è stato, semplicemente, messo in condizione di non poter fare altrimenti.

Insomma, le difficoltà in cui naviga, tra onde alte di varia provenienza, la Sampdoria squadra ha origini nell’inesperienza e in scelte radicali e non frequentemente paganti fatte dalla nuova proprietà. Alla quale è stato detto giustamente grazie almeno un milione di volte dai tifosi e anche dai media per il subentro di fine maggio. Ma se ti rendi protagonista di un salvataggio e poi non ti muovi per mettere in sicurezza la situazione, è inevitabile che lo scenario, anziché volgere verso una calma rasserenante, resti rischioso e preoccupante.

Perché è dall’inizio, cioè dalla scorsa estate, che si è deciso di cambiare tanto, se non tutto. Così si è scelto di affidarsi a uno staff tecnico-di mercato inedito e giovanissimo, di azzerare la struttura sanitaria e cambiare tante altre pedine. Scegliendo la novità ma tenendo in scarsa considerazione l’esperienza sul campo. Ed è vero che chi rileva una società, sportiva e non, ha tutto il diritto di mettere uomini di sua fiducia. Ma la fretta di cambiare talvolta è cattiva consigliera e – questo è un dato di fatto – la rivoluzione, finora, non ha pagato.

In tutto ciò, Pirlo è finito nuovamente nel mirino. Ci ha sempre messo la faccia, si è lamentato pochissimo delle evidenti difficoltà in cui ha dovuto operare, ha rappresentato anche un comodo parafulmine per errori altrui. Molti tifosi lo ritengono inadatto a gestire una situazione difficile. Certamente anche lui ha commesso errori, ma quando ha avuto una buona percentuale di organico a disposizione sono arrivati gioco e risultati. E al partito degli anti-Pirlo va ricordato che l’unico possibile sostituto credibile, Beppe Iachini, s’è accasato e sta facendo bene a Bari.

Oggi come oggi c’è un solo modo per affrontare questo stato di crisi di risultati: concentrarsi sull’obiettivo di allontanarsi definitivamente dalla zona pericolo, puntare a un sereno finale di stagione e, caso mai, solo nella non probabile ipotesi di un colpo di coda, provare a raggiungere in extremis la zona playoff. Ma, appunto, oggi è un finale di campionato sereno il traguardo cui tendere. Ovviamente con l’impegno, poi, di un progetto vero, e va benissimo anche con la “p” minuscola. Ma non affrettato e calibrato sul traguardo ovvio: riportare un club di prestigio come la Sampdoria nell’ambito che le compete.